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10 February 2018 @ 07:41 pm
[The Avengers] School time  
Characters: James Buchanan Barnes; Steve Rogers; Thor Odinson;
Pairing: Steve/Bucky { stucky }
Rating: PG
Genre: slice of life;
Words: 805
Prompt: missione Langley - salvezza
Warning: slash; au (highschool!au);
Disclaimers: I personaggi appartengono a chi di diritto
Scritta per la 4° Settimana del Cow-t8 @lande di fandom


Bucky gli tira occhiate di sottecchi, tenendosi con la schiena ricurva e la testa bassa, ben nascosto dietro le spalle larghe di Thor.
Di certo è più attento di Odinson, in questo tipo di cose, forse anche più abituato e la fornitura di palline di carta già appallottolata che ha accumulato sotto al proprio banco, la dovrebbe dire lunga. La matita nella mano destra danza, nervosa, incastrata tra indice e medio, rimbalzando con il gommino contro il foglio ancora bianco – beh, no, non del tutto, questa volta si è ricordato di scrivere il proprio nome. La mano destra vaga sotto il banco, raccoglie una pallina e aspetta il momento giusto per lanciarla contro la testa bionda a mezzo metro di distanza da lui.
Steve, colpito (bitch, please, ha una mira da cecchino!) solleva la testa e la ruota ancor prima di chiedersi cosa sia appena accaduto. Già lo sa e già conosce anche il colpevole.
Il broncetto è adorabile. Lui preferirebbe fosse solo irritato, ma per Bucky è un capolavoro intagliato in un volto assolutamente perfetto – inoltre, lo trovava già perfetto quando era un ragazzino schelettrico e tutto ricurvo, da quando va in palestra e quest'estate la sua altezza ha avuto quel folle esploit è perfino meglio. Un po' meno, forse, è il fatto che sia diventato più alto di lui in meno di tre mesi.
Il labbiale di Steve si muove a chiedergli che cosa voglia. Il "cretino" è un'aggiunta che nessuno dei due ha bisogno di sentirgliela pronunciare, è onnipresente, come il ghignetto canagliesco di Barnes quando mostra la mano e segna un tre con le dita. Tre come la domanda numero 3. Tre come "ricordi quando, la notte scorsa mi hai detto che avrei dovuto finire di studiare, invece di starmene avvinghiato con la bocca al tuo cazzo? Ecco, ora puoi dire te l'avevo detto".
Tre come le volte in cui Steve scuote il capo e lo guarda con occhi sgranati, come se si fosse appena ritrovato una testa d'asino al proprio della propria. Se ci riflette bene, si rende conto che non è così lontano dalla realtà...
«Per favore?» sussurra a mani giunte in preghiera.
Steve solleva gli occhi al cielo, ma alla fine capitola.
Solo per 'sta volta, è la scusa con cui spinge in fondo allo stomaco i propri sensi di colpa. Barare non gli è mai piaciuto, abbandonare Bucky al suo destino da capra ignorante ancora meno per quanto se lo meriti.
Sospira e il labbiale, questa volta, mima la lettera "B", appena prima che il professore sollevi la testa e (che sia un caso?) guardi proprio verso di loro.
Entrambi si freddano.
Li ha beccati. Non hanno alcun dubbio, li ha beccati per forza.
L'uomo si alza e si aggira nel corridoio formato tra i banchi. Un passo, due, tre... per poi fermarsi a quello prima del loro.
«Odinson, il foglio è sul tuo banco, non in fondo alla classe» lo riprende, con quel suo accento tedesco che incattivisce ogni frase uscita dalla sua bocca.
Bucky riesce a stento a rimandar giù una risata divertita. Ancora una volta, Thor è fonte di salvezza. Il modo in cui lancia quell'ultima occhiata dall'altra parte della classe, dove Loki fa spallucce e torna a compilare il test senza alcun problema, gli mette quasi tenerezza, ma, ehi!, non è colpa sua se quel biondino è così grosso e così sgraziato che perfino quando sta seduto è impossibile non notare cosa faccia.
Bucky tira un sospiro di sollievo e ha perfino l'ardire di gongolare – lo stupido.
Non fa nemmeno in tempo a riabbassare la testa sul proprio di test, che il professore prosegue di un passo per raggiungere il suo banco. Lo guarda dall'alto, guarda Steve, torna su di lui e questa volta non c'è un'ancora di salvezza formato gigante a ripararlo dall'occhiataccia del professor Zemo.
«Si tratta di un test individuale, Barnes, non di un compito a coppie.»
Che palle.
«Scusi» borbotta e purtroppo non lo fa suonare molto convinto, il che non deve piacere a Zemo.
«Scuse accettate. Come il tuo compito.»
E infatti, l'attimo dopo glielo raccoglie dal banco e lo porta con sé alla scrivania, sotto lo sguardo azzurro (e un facepalm) di Steve.
La "F" che spicca gloriosamente in rosso all'angolo destro del foglio è un colpo al cuore che lo prepara dall'ultima stoccata: «Te l'avevo detto, Buck! Facciamo che per il prossimo compito io studio a casa mia e tu a casa tua.»
«...quando pensi che non possa andare peggio di così.»
Il peggio arriverà a breve, quando Thor pensa bene di aggiungersi al duo in una grassa risata che dovrebbe tirare su il morale di Barnes (ma che serve invece a spezzargli i timpani e basta) e la sua pacca consolatoria lo sbatte quasi contro il muro del corridoio.