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20 January 2018 @ 04:42 pm
[Katekyou Hitman Reborn] New year, old habits  
Characters: Kyouya Hibari; Tsunayoshi Sawada; others
Pairing: Kyouya/Tsunayoshi { 18x27 };
Rating: PG
Genre: Introspettivo; pseudo-sentimentale (c'è Hibari, non si può dire per davvero);
Words: 1240;
Prompt: Missione 1 - Cerimonia
Warning: slash;
Note: Da quanto tempo non scrivo su questo fandom? Una vita? Forse due? Merito/Colpa di alcuni prompt della p0rnfest che ho adocchiato e mi hanno fatto venire voglia di fare (per l'ennesima volta) il rewatch di KHR... questo non partecipa ovviamente a quella challenge, ma ne ho approfittato per riprendere un po' la mano e, chissà, magari mi capiterà di scrivere altro. Non si tratta nemmeno della mia OTP (evoluta a OTT, quindi fate attenzione), ma che mi frega, tanto io apprezzo qualsiasi pairing con Tsuna.
Disclaimers: I personaggi appartengono a chi di diritto

Scritta per la 2° Settimana del Cow-t8 @lande di fandom

Nell’attimo di silenzio che precede l’attacco, Kyouya assapora una vittoria bagnata di sangue.
Il pugno si schianta, il muro si sgretola sotto le nocche e schegge di cemento penetrano nella carne di Sawada, tagliandola come fosse fatta di burro.
«Oh?» non è una domanda quella di Kyouya, è un’affermazione, un’esclamazione di gioia in cui ammira il proprio operato e, chinato su di lui, si lecca le labbra.
Tsunayoshi non ha avuto il tempo di muovere un muscolo. Ne ha, pochi mesi prima – sembra passata una vita, qualcuno forse lo ha colpito con il Bazooka di Lambo e lui ancora non se ne è accorto – sarebbe stato pelle attaccata ad ossa gracili e tremolanti, ora invece c’è carne e massa muscolare, ci sono bicipiti e addominali e, anche se non sembra, c’è lui che non sente così tanto dolore. Però urla, più un imbarazzante gracchiare forse.
«Hiii! Pe-perché va sempre a finire in questo modo?!»
Agita le mani, mulina le braccia, negato nell’allontanare le persone. Sawada Tsunayoshi è, anzi, quel genere di ragazzo che le persone le attira, è il Cielo dei Vongola in fondo e, che lo si voglia o meno, il cielo è l’unico luogo in cui si potranno mai trovare le nuvole.
«Ti avevo detto che non avrei perdonato alcun ritardo» Kyouya Hibari parla a voce bassa, la sua è la calma che precede la tempesta e i colpi dei suoi tonfa. Solleva il braccio libero e l’arma apre un altro buco sul muro, accanto alla testa del giovane Boss.
«Ma-ma-ma-ma-ma…»
Il balbettio viene tranciato da un altro colpo, pezzi di cemento e calcestruzzo colano tra i capelli di Tsunayoshi.
«Ogni scusa è inutile, Sawada. Accetta la tua punizione.»
Kyouya gli stritola il mento tra le dita, sente le ossa scricchiolare e legge negli occhi di Tsunayoshi il dolore per la sua presa. Il ragazzo geme – è questo l’unico suono che vuole sentir provenire dalla sua bocca, gemiti e il proprio nome rotto da ansiti e singhiozzi – e finalmente tace le sue scuse.
Kyouya sorride e mostra i denti.
{ kamikorosu yo }
Il morso spacca il labbro inferiore di Tsunayoshi e il sangue cola sul palato. Azzanna forte, non dosa mai la propria forza – Hibari dopotutto è un ragazzo che non ama perdersi in troppe cerimonie, l’unica a cui teneva, anzi, è stata messa in pausa perché il Presidente della commissione disciplinare potesse mordere fino alla morte i ritardatari. Uno in particolare, degli altri non gli interessa niente, può ucciderli quando vuole. Questo, invece, è diverso.
Diverso perché dopo i denti, contro la bocca di Tsunayoshi preme le labbra, in un bacio avido che si bagna di sangue e del respiro affannato del ragazzo.
Contro le spalle percepisce le sue mani, si stringono al gilè della sua divisa e fanno cadere la giacca in un frusciare silenzioso che si deposita ai loro piedi. Hibird la raggiunge cinguettando { midori tanabiku namimori no } e vi fa il nido, spiando con occhietti neri e inespressivi il suo padrone e quel suo nuovo animaletto, sperando solo non si dimentichi di lui.
«Hi-hibari-san e la… la cerimonia d’apertura dell’anno scolastico?» le parole di Tsunayoshi escono intervallate da respiri profondi, quando la bocca sfugge (viene lasciata libera) ai baci prepotenti di Kyouya. Il resto del corpo è, però, ancora permuto contro quello del ragazzo, schiacciato con la schiena al muro.
«Aspetteranno, così come ho dovuto aspettare io
Tsunayoshi gli dà il profilo del capo e nasconde un’espressione di biasimo e paura, non ha il coraggio di dire a voce alta quel che pensa, né ce ne sarebbe bisogno: Hibari ascolta solo ciò che vuole. Ciò che gli piace. Ciò che lo eccita. Ciò che fa ribollire il suo sangue e gli spazzola via la noia.
«E se quegli stupidi dei tuoi deboli amici verranno a disturbarmi –»
«…nostri…»
Un’occhiata feroce e Tsunayoshi si pente di averlo interrotto. No, corretto. Non c’è un nostri, un noi, quando si parla di Hibari, non ci sarà mai, nemmeno tra loro due, il che rende tutto sempre più complicato.
«Lo so, lo so, kamikorosu…» quasi lo singhiozza pateticamente via, trattenendo a stento le lacrime che già fanno capolino all’angolo di occhi grandi e nocciola. Kyouya li guarda – ci si immerge, anche se non vorrebbe, perché sono gli unici in grado di catturarlo, di fermare la corsa delle nuvole e incatenarle a lui – sorride e preme un altro bacio, un mezzo morso che questa volta punta alla giugulare.
Il gemito di Tsunayoshi è più forte, gli riempie le orecchie e nei timpani cola il proprio nome sbocconcellato. Gli sorride contro la gola e tra le labbra il calore del più giovane è fuoco che bagna la pelle e che, eppure, non lo brucia. Lo inghiotte, lo avvolge con una gentilezza che non gli ha mai chiesto ed è capace (lui solo) di tenerlo al sicuro – come se davvero uno come Kyouya ne avesse bisogno.
Eppure Kyouya beve di quel calore, lo stringe tra i denti, lo mastica e lo fa proprio.
Non c’è fretta, nessuno può metterne a Hibari.
L’aula magna pullula di ragazzi e professori, i membri in giacca nera e fascia rossa e oro del comitato disciplinare piantonano i due ingressi e fanno pressione affinché la cerimonia d’apertura del nuovo anno aspetti il ritorno del loro Presidente. Soltanto il solito gruppo di allegri idioti { «Judaime, dove sei?!» «Ahahah, starà giocando a nascondino!» «Cerchiamolo tutti insieme fino all’estremo!» «Anche Lambo-san vuole giocare!» «Wa, che ci fa qui quella stupida mucca?» } gli daranno problemi, ma a quelli può pensare dopo, quando sarà il momento di picchiarli e liberarsi degli scocciatori una volta per tutte.
«Ah, Hi-hibari-san…» il volto di Tsunayoshi è rosso (caldo) e il balbettio è quasi più sottile del pigolio di Bird.
Kyouya non smette di azzannarlo, lascia macchie rosse e impronte di denti sul suo collo e scioglie il nodo già ormai deforme della sua cravatta.
«Ehm… ecco…»
«Parla e basta, Sawada.»
«Hiii! Va bene, va bene, scusa!cioèvolevodiregrazie!grazieperavermiaspettato!» parole, pause e punteggiatura si mescolano e scorrono tutte insieme, come un fiume in piena, condite da un brivido di paura e uno più caldo (molto più caldo) che inizia a farsi strada al bassoventre.
Kyouya storce il naso, il suo è uno «Tsk» che pretende indifferenza, ma quel calore infuocato che sono l’anima e l’essenza di Tsunayoshi (e no, non è merito di un proiettile, ma è sempre stato lì, dentro il ragazzo, alimentato dai battiti del suo cuore e dai suoi stupidi sorrisi) gli scoppiano addosso, lasciandolo sconfitto.
Maledetto Sawada Tsunayoshi.
«Grazie Hibari-san! Grazie Hibari-san!» perfino Hibird ha imparato una frase nuova, ruota la testolina piumata e spalanca piccole ali giallo limone per volare intorno ai due.
«Pfff…» Tsunayoshi copre la risata col palmo della mano, ma il sorriso risale gli occhi e si tuffa su Hibari, lo stringe a sé con l’altra mano e non pensa più alla paura, non quando si tende per baciarlo, per mimare un’azzannata alla sua bocca che non fa male, ma che strappa uno sbuffo (soddisfatto?) dal più grande.
Dovranno tornare alla cerimonia prima o poi.
Prima che…
«Judaimeeeee! Che cosa ti sta facendo quel bastardo?!»
«Wow, non sapevo che Tsuna e Hibari fossero così amici!»
«Wahahahahah, che schifo! Bakatsuna sbaciucchia i ragazzi! Chu-chu-chuuuu!»
«Se sei un vero uomo, non devi avere paura di baciare chi ti piace! FINO ALL’ESTREMO!»
…che sia la cerimonia a trovare loro.