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19 January 2018 @ 05:39 pm
[Original] Way of Tea  
Characters: Alain 'Belle' De Rose; Maximillian Gold;
Pairing: MaxxAlain;
Rating: PG
Genre: Introspettivo;
Words: 950;
Prompt: Missione 1 - Cerimonia
Warning: slash,
Disclaimers: I personaggi appartengono a me.

Scritta per la 2° Settimana del Cow-t8 @lande di fandom

Ali di farfalla avvolgono Alain in un abbraccio di seta. Il rosa è il suo colore, quello delicato dei petali di ciliegio – gli circonda le spalle e gli scivola tra le cosce in una tenue carezza, si sposa dolcemente con il candore della sua pelle e quella sua morbidezza che profuma di buono, di donna.
Ha il capo chino, il volto gioca a nascondino tra ciocche bionde e castane, onde sottili che pettina tra dita piccole e bianche, quando la mano passa a tirarli indietro, in un gesto veloce (non frettoloso) – ma non abbastanza, Max lo nota e con esso nota il broncetto che piega le labbra piene e rosse. Uno sbuffo, la punta della lingua si affretta a cancellarlo, gli occhi rimangono abbassati sulla teiera, ad adombrarli ciglia lunghe che battono piano al ritmo del respiro. Calmo, lento, le labbra vibrano appena e gli incisivi le solleticano per un momento.
Max si fa incantare dalle sue labbra. Carnose e piene, meravigliosamente femminili. La punta della lingua torna a spennellarle e Alain ha afferrato la teiera – una mano al manico e una in alto, per tenere il coperchio chiuso e non far cadere il tea.
Lo versa con la grazia di una geisha. Max trattiene il respiro, si tende con la schiena dritta, seduto sui propri talloni in una posizione che trova scomoda, irritante e impossibile. Eppure Alain è il dipinto di un angelo poggiato su un cuscino rosso, i capelli danzano intorno al volto ad ogni alitata di vento e la seta del kimono si fa più larga sul petto, si apre in un triangolo di pelle nuda e liscia e piatta.
«Ho dimenticato di chiudere la finestra» dice e il sorriso che sboccia sulla bocca è un fiore di pesco, dà colore alle sue gote e illumina occhi celesti – di pastello.
Max scuote il capo.
«Lo dici solo per farmi contento.»
La risata di Max è senza suono, Alain la scorge nei denti scoperti e nella bocca schiusa, negli occhi gentili che lo guardano e nei suoi silenzi che lo osannano. Ride anche lui, uno scampanellio argentato, come la risata di una fata.
La tazza di tea fuma ancora quando Max la stringe tra le dita.
Alain si piega in avanti, ginocchia e punta di dita sostengono il suo peso. E lui avanza, sinuoso, gatta che cammina tra cuscini di velluto, finché le sue labbra non sfiorano il bordo della tazza di Max. Soffia via il fumo.
«Scotta» si giustifica con una scrollata delle spalle piccole e sottili quasi scoperte dal kimono. Troppi strati da mettere, allacciare, incastrare in un disegno che ha formato soltanto a metà – ma un kimono giapponese non è la stessa cosa di un boa di struzzo o una gonna paillettata.
Max gli pinza il mento tra due dita, scosta la tazza e lo tira a sé. Gli preme un bacio sulle labbra, si stampa sulla bocca l’impronta del rossetto di Alain.
«Guarda che la cerimonia non può finire, se non bevi il tuo tea.»
Non è sicuro che funzioni a quel modo – sicuramente, non funziona a quel modo, ma gli piace lo sguardo di attesa e desiderio che riempie gli occhi nocciola di Max, l’impazienza che gli corre sotto i muscoli tesi e glieli gonfia, tirando la t-shirt coi colori della sua squadra di football preferita.
Max schiocca la lingua contro il palato.
Alain gonfia le guance, i tratti delicati che si fanno un poco più pieni, come il volto di una bambina.
«Non essere volgare, Maxie. Inoltre possiamo scopare dopo, quando avrai finito. Voglio sapere com’è, l’ho preparato io dopotutto» pigola e preme l’indice sulla punta del naso di Max. Le “r” si arrotolano dolcemente tra le sue labbra, perfino la sua erre mosce è morbida, eterea quasi e la sua voce è senza sesso.
Max sospira, ma la mano recupera la tazza di tea. La avvicina alle labbra di Alain e aspetta.
«Va bene» il ragazzo soffia, risposta e fiato. Indovina ogni parola non detta del compagno, ruba pensieri, legge il linguaggio del corpo e, fin dalla prima volta, ha sempre capito cosa l’altro volesse dirgli. Fin dall’inizio è diventato la voce di un ragazzo muto.
«Ecco fatto.»
Max ringrazia con il sorriso. Sorseggia il tea senza distogliere lo sguardo da Alain, dalla piccola geisha francese che gli si arrampica sulle cosce e gli appende le braccia al collo.
«Ti piace, Maxie?»
Un cenno d’assenso del capo.
«Dimmi che sono stata brava» parla con voce di velluto, gli danza in grembo ondeggiando con i fianchi, facendo cadere giù lembi di kimono che scoprono spalle e petto e pelle e biancore e profumo di ciliegi.
Max gli sfiora il mento con un bacio, poi il collo, la linea della giugulare e un Pomo D’Adamo praticamente inesistente che segue la saliva inghiottita di Alain. Gli pinza la spalla tra i denti, un morso che non è un morso, ma è ugualmente umido e fa mugolare il ragazzo.
«Dimmelo ancora.»
Max morde più forte questa volta. Le impronte dei suoi denti sono segni rossi su una tela bianchissima che non andranno via tanto facilmente. Alain ha gemuto, il capo tirato indietro e le onde di capelli si depositano sulle spalle e sulla schiena. Sorride, il corpo e le forme fini del suo fisico si fanno accarezzare dalle pieghe allargate di un kimono rosa pastello e le mani di Max lo sostituiscono, lo toccano e lo esplorano, assetate di lui più di quanto non sia stato assetato del tea.
La cerimonia – il nuovo gioco di Alain, un nuovo abito, una nuova scena da provare, una nuova lei in cui identificarsi al posto di un lui – è finita.
 
 
Current Mood: chipperchipper