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11 December 2017 @ 11:25 pm
[Magic Knight Rayearth] Come neve che cade dal cielo  

Characters: Eagle Vision; Lantis;
Pairing: Lantis/Eagle;
Rating: PG
Genre: Fluff; Introspettivo; Slice of life;
Words: 656
Warning: shounen-ai;
Prompt: 2 dicembre: Scrivi una storia natalizia utilizzando la prima persona, nella sezione “Anime e Manga”
Note: Forse devo fare qualche corso sul Natale e sul cosa significa aria di natale, perchè più partecipo alla challenge del calendario dell'avvento e meno natalizie mi escono queste flashfic... Questa volta la scusa è che ho cercato disperatamente uno sfigafandom su cui scrivere e vista la scelta ricaduta su MKR e sulla coppia Lantis/Eagle, non è che potevo parlare di natale in un mondo lontano anni luce dal nostro dove probabilmente, ai tempi, avevano ben altro a cui pensare che non a una festa aliena.
Disclaimers: I personaggi di Magic Knight Rayearth appartengono alle Clamp e un po' mi sono mancati.
Scritta per Il Calendario dell'Avvento @Il Giardino di EFP

Sei neve che cade dal cielo.
È sempre bastato poco, a Eagle, perché l’universo si fermasse ad ascoltarlo. Dalla sua ha la voce di velluto e un sorriso magnetico, anche se di motivi per sorridere non ce ne sono mai stati tanti.
Gli occhi rivolti al cielo, in una cappa di gas e veleno ch’è sempre stato tutto ciò che Autozam aveva da offrire – trecentosessantacinque giorni l’anno, nessuna stagione, solo fumo in una città dove gli alberi crescono in provetta, poco, male e raramente – e ha scrollato le spalle, come se quella frase fosse sempre stata presente, a galleggiare in un’aria che puzza di motori di scarico.
Come se “sei neve che cade dal cielo” possa avere un senso in un mondo in cui la neve brucia prima d’arrivare e tutto quello che rimane è pioggia nera di cenere cristallizzata.
«È la tua definizione di romanticismo?»
Eagle ruota gli occhi per guardarmi (ci sono i resti di un’alba estiva in quello sguardo, l’oro della corona di un sole sull’orlo dell’orizzonte), la bocca gli si piega in un broncio e, di colpo, è il marmocchio sghignazzante e dai tratti sbiaditi che lo scatto di una macchina fotografica è riuscito a catturare a malapena. Di tutte le foto dell’album di famiglia che sua madre mi ha mostrato, quelle che ricordo meglio sono quelle sfocate in cui Eagle scappa rincorrendo un rivolo di vento o ride così forte (e la risata risuona in quelle foto) da cadere dalla sedia su cui sono riusciti a piazzarlo.
«È una metafora, Lantis. Non le avete su Cephiro?»
«Abbiamo modi diversi per confessare a qualcuno il nostro affetto.»
Eagle si tira indietro, la schiena posa contro la gamba d’acciaio dell’FTO.
Dietro di lui si staglia l’Accademia Militare – c’è un albero al centro del campo d’addestramento, uno spauracchio rachitico a cui i figli dei soldati hanno attaccato ghirlande di carta, foglie colorate a pastello e soldatini di metallo. Di cosa sia il Natale non ci è arrivato che un’eco distante borbottato dal pianeta Terra, rimbalzato tra le stelle – qualcuno di qui l’ha colto prima che la nebbia se l’ingoiasse e da allora, per un breve periodo all’anno, Autozam si copre di luci e di addobbi penzolanti.
«Quello non hai bisogno che te lo confessi, lo sai da tempo e mai l’ho negato» allunga le gambe, le posa sulle mie cosce e si lascia cadere di lato, venendomi addosso in strusciate lente, lezioso come un gatto.
Perfino tra i fumi di scarico delle industrie robotiche, il profumo di Eagle ha una fragranza dolciastra che mi ricorda gli spazi immensi di Cephiro – che, in qualche modo, mi riporta a casa.
«La prima volta che ti ho visto cadere dal cielo, quando tu e il tuo spirito guida siete entrati nella nostra atmosfera, ho pensato fossi un miraggio. Come neve che cade dal cielo. Come il Natale ad Autozam.»
Il fiato di Eagle è caldo a differenza del suo corpo. Ha la pelle bianca e fresca – la neve forse se l’è sempre tenuta per sé – e il respiro bollente, parla e morde ovunque riesca ad arrivare, che sia il mio collo, la mascella o l’orecchio.
Eagle ama piegare gli altri ai suoi capricci (così come ci si aspetta dal figlio di un politico) e, come con tutto, perfino tra i miei vestiti si fa strada con impazienza e l’elegante autorità di un principe viziato, iniziando a rimuovere ogni intralcio, finché le sue dita non si aprono al mio petto.
I morsi sono più forti, cerca il mento e trova, invece, le labbra, la bocca, i denti, la lingua. Nel bacio mette se stesso – del suo amore mi ha sempre dato fino all’ultima stilla, anche se non gliel’ho mai chiesto.
«Se io fossi nato sul pianeta dei Cavalieri Magici,» sospira per riprendere fiato «saresti stato il mio Miracolo di Natale.»
Basta poco.
E l’intero (mio) universo smette di girare. Immobile. Fermo. A pendere estasiato dalle labbra di Eagle.
 
 
Current Mood: frustratedfrustrated