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20 July 2016 @ 03:34 pm
[Thor] Fiore d'inverno  
Characters: Thor Odinson; jotun!Loki Laufeyson;
Pairing: ThorxLoki {thorki}
Rating: Nc-13
Genre: introspettivo, sentimentale,
Warning: slash; a/u;
Words: 785

Prompt di: Daniela Rubiu ~ Thorki: Thor viene mandato su Joutenhime per 'discutere' una pace, scoprirà che non tutti gli jotun sono grandi grossi, grossi e cattivi...
Scritta per la Drabble We 6/05-8/05 2016 @We are out for prompt

Thor si è presentato insieme a Sif e Fandral al castello di Laufey, scevro di ogni curiosità, preparato a qualsiasi sorpresa gli Jötnar avessero in serbo per loro. Eppure, più di una volta, i suoi occhi hanno indugiato sul mezzo gigante seduto accanto al trono che, con aria annoiata, ha ascoltato lui e i suoi compagni parlare di una pace tra i popoli.

Fandral gli ha confidato all'orecchio il suo nome, un segreto malcelato mentre gli ha indicato Laufey con un cenno sgraziato del mento { Loki, una vacca come suo padre }. Loki, principe di Jötunheimr.

È per lui che si è spinto tra le guglie di ghiaccio del Castello, aprendo con la forza ognuna delle enormi porte che lo compongono, finché la propria testardaggine è stata premiata.

La stanza di Loki è immensa, ma a differenza delle altre ci sono drappi di seta ad adornare le finestre a volta e sul giaciglio è stesa una pelliccia profumata, che lo aiuta a sopportare meglio il freddo. Con le spalle rivolte alla porta, Loki si spoglia delle vesti e Thor ne ammira il disegno morbido della schiena nuda e le ragnatele corvine che i lunghi capelli formano sulla pelle azzurrina. Non si capacita di come uno Jötunn possa essere della stessa misura di un Æsir, anche se non possiede i loro grossi muscoli, né un aspetto virile, tutt'altro. Loki ha una figura aggraziata e tratti delicati, molto più adatti ad una donna. Se quello è uno Jötunn, allora dev'essere tra i più deboli.

«Come osate entrare con tanta impudenza nelle mie stanze?»

Di certo, però, possiede una lingua lunga e tagliente. Se non ricorda male, ha sentito uno dei giganti rivolgersi spregiante a lui con l'appellativo di Lingua d'Argento.

I capelli gli danzano intorno quando Loki si volta a fronteggiare il figlio di Odino. Ha occhi rossi come il sangue e una pupilla sottile che ne rende lo sguardo simile a quello di un serpente. Eppure è bello, troppo per appartenere a quegli orrendi giganti con cui suo padre vuole la pace. Il corpo è increspato da segni di un blu più marcati e Thor segue con lo sguardo uno di essi, che scende lungo l'addome piatto sino a tuffarsi tra le–

Scatta con il capo sollevato, quando la vista incontra le mani di Loki che ne coprono ogni intimità. Il volto dello Jötunn è macchiato di un rosa pallido e lo gli occhi lo guardano lividi di rabbia, ma anche con una vergogna che Thor definisce tenera, perché non capisce.

«Volevate controllare di persona cos'avessi tra le gambe?» sibila freddo.

«No, volevo solo parlarvi.»

«E avete aspettato di avermi nudo, per farlo? O per voi Æsir è una cosa normale?»

Non è d'argento la sua lingua, è di veleno e Thor non sa se essere compiaciuto di tanto impeto mentre gli sputa addosso le sue parole o se preferirebbe sentire la sua voce spezzata dai gemiti.

«È stato un caso. A meno che il principe di Jötunheimr non avesse programmato fin dall'inizio di spogliarsi per me.»

«Voi!»

Thor sorride sfacciato e Loki stringe i pugni. Vorrebbe richiamare il proprio potere, ma per farlo ha bisogno di staccare le mani da sé e quelle per ora hanno già il compito di coprire le sue vergogne. Eppure il figlio di Odino fa qualcosa di inaspettato: si spoglia del proprio mantello e lo fa calare sulle spalle dello Jötunn, avvolgendolo nella pesante stoffa rossa che contrasta con la sua pelle bluastra.

«Ora possiamo parlare.» annuncia Thor, gonfio d'orgoglio, come se avesse appena vinto la guerra tra i loro popoli e non ci fosse più bisogno di un matrimonio di convenienza per unirli nella pace.

«Dunque, parlate.» Loki non si fa intimidire, ma ad avvolgerlo insieme alla cappa dell'altro c'è uno strano tepore.

«Oh no, non io, intendevo voi. Voglio conoscere lo Jötunn che dovrò sposare e chi meglio di voi può parlarmene.»

Loki lo studia, per la prima volta confuso su quanto dovrebbe fare e senza una frase pronta con cui rispondere. Thor gli sorride ancora, in quella stanza di ghiaccio è un giovane sole che brilla soltanto per gli occhi del figlio di Laufey; raggiunge il letto e gli fa cenno di seguirlo e accomodarsi accanto a lui.

Diffidente lo asseconda, si siede in punta di letto.

«Raccontatemi Loki e partite dall'inizio, voglio avere una scusa per poter rimanere qui più a lungo.»
Non c'è malizia nelle sue parole, solo una genuina voglia di scoprirlo.

I minuti si trascinano lunghi in un silenzio contemplativo, in cui la pazienza del figlio di Odino viene messa a dura prova; ma alla fine Loki cede, comincia a raccontare e per Thor è come ammirare un bocciolo fiorire in inverno.
 
 
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