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05 October 2015 @ 04:19 pm
[Teen Wolf] Close your eyes and shut your mouth  
Characters: Stiles Stilinski; Derek Hale;
Pairing: DerekxStiles { sterek };
Rating: nc-14
Genre: Commedia; fluff; slice of life;
Words: 1.277
Warning: slash;

Prompt di: Bacinaru Efp ~ Teen Wolf, Derek/Stiles, Stiles odia la barba di Derek e no, non ha nessun problema a farglielo notare.
Disclaimers: I personaggi di Teen Wolf appartengono a chi di diritto.
Scritta per il Rom-Com/Cliché Day della Winter is Coming Week @We are out for prompt


È un bacio interrotto dalla smorfia di Stiles, un broncetto infantile che timido si manifesta al primo sfiorarsi di labbra e presto gli arriccia il naso, gli incurva gli angoli della bocca e gli mette addosso le più stupide espressioni che Derek abbia mai avuto il (dis)piacere di vedere. Il mannaro non ha mai nemmeno pensato che una persona potesse muovere così tanti muscoli facciali tutti in una volta – non che lui sia un esperto, di espressione, ne possiede tre e vogliono dire tutte la stessa cosa: Stiles, hai rotto i coglioni.
«Cosa.»
Derek si è sforza di chiederlo, anche se il punto interrogativo viene masticato tra i denti e la domanda finisce per prendere le connotazioni di un'intera frase, con tanto di insulti e minacce di morte verso il ragazzo.
Seduto sulle sue gambe, Stiles è ancora impegnato a smorfieggiare. Sia ben inciso, è quasi tenero a modo suo – oltre che stupido, per le facce che continua a fare, certo – e avercelo addosso, con le gambe che continuano a strusciarsi contro quelle di Derek e le dita, incapaci di stare ferme, che continuano a passare tra i capelli del mannaro, arruffandoli e grattandone la nuca a strappargli sospiri di piacere, non sono un problema, tutt'altro. Il problema al massimo sorge quando il ragazzo apre bocca.
«Dovresti raderti.»
I problemi nascono sempre quando Stiles apre bocca.
Derek sembra rifletterci, ma, per preservare la propria sanità mentale, scarta immediatamente l'ipotesi di approfondire l'argomento, chiudendolo con un «No.» e facendosi nuovamente avanti con il volto, per riprendere dal bacio interrotto.
È un bacio fatto di denti il suo, fatto dell'istinto predatorio di un animale affamato della propria preda e in cui a morsi, mano a mano più avidi, si fa largo contro le labbra di Stiles. E Stiles ne è sempre meravigliosamente succube, in quel modo tutto suo in cui il corpo si agita, freme colto da una paura a propria volta istintiva, che infine si trasforma in gemiti e in strofinii del bassoventre contro il bacino di Derek.
Se solo Stiles fosse sempre così – zitto! – il mondo sembrerebbe un posto migliore anche agli occhi di Derek, che gli circonda la vita in un abbraccio e apre una mano al suo fondoschiena. Purtroppo il mondo è quello che è e Stiles è incapace di stare in silenzio per più di qualche secondo o potrebbe andarne della sua vita.
Ha gettato il capo indietro, infatti, gemendo più forte e, nel movimento la propria guancia si è scontrata con quella di Derek, solleticata dalla sua barba.
«Ok è deciso: non può funzionare.» commenta, accarezzandosi la guancia.
«Dio. Stiles.»
«Stiles, senza "dio", lo sai che quando siamo soli non c'è bisogno di essere formali.»
«Stiles.»
Ora che lo ripete, non suona più così bene e il sorriso che stava nascendo sulle labbra di Stiles, sparisce in fretta, lasciando spazio ad un lampo di paura negli occhi e al suo pomo d'Adamo che sale e scende, deglutendo rumorosamente.
«Non è colpa mia se la tua barba mi dà fastidio! Guarda com'è ispida, ogni volta che mi baci non riesco a pensare ad altro, scommetto che anche lei non vede l'ora di tagliarmi la faccia.»
«Che diavolo…»
«È la tua barba, quindi è per forza violenta come te. Ed io ho la pelle sensibile!»
Derek sta cercando di capire come ha fatto il discorso a prendere una piega tanto ridicola. Le mani hanno abbandonato da un pezzo i fianchi e il fondoschiena di Stiles per potersi massaggiare le tempie.
Serra i denti, inarca un sopracciglio e cerca di infonderci tutta la cattiveria di cui è capace.
«…hai la pelle sensibile.» ripete in un tono meccanico, per nulla gentile.
«Sì. Sono tutto sensibile, Derek!»
È tutto scemo, vorrebbe dirgli, ma poi significherebbe mettere insieme un'altra frase di più di due parole (solitamente composta da verbo e "Stiles" più o meno sottinteso) e non può permetterselo, ha una certa reputazione da mantenere, lui. Così finisce per lasciare la parola al ragazzo e a pentirsi di essere nato, di averlo conosciuto, di essersi… no, innamorato no, che schifo, si tratta pur sempre di Stiles, ma vorrebbe portarselo a letto, questo sì: scoparlo, affondare nel calore del suo corpo, scoprire dove gli piace essere toccato e farlo finalmente suo – che non significa lo voglia perché ne è innamorato, assolutamente no.
E intanto Stiles parla, si lancia in un trattato sugli effetti negativi che la barba ha sulle persone, sul fatto che gli uomini con la barba creano delle aspettative assurde nelle ragazze perché non tutti ci stanno bene, lui per esempio ci ha provato a farsela crescere, ma è stato un disastro e Scott ha riso per una settimana. Parla così tanto che Derek non ricorda più perché avesse finalmente preso il coraggio di invitarlo a casa sua (invitarlo nel senso di avercelo strattonato a forza, con l'aria torva di un serial killer e senza proferire una parola) ed alla fine, semplicemente gli sbatte una mano sulla bocca, obbligandolo al silenzio.
Ma far tacere Stiles, ancora una volta, è impossibile: ci sono gli occhi che parlano per lui, due enormi occhioni espressivi che lo fissano impanicati, confusi ed eccitati.
«Invece di continuare ad infastidirmi con le tue idiozie, inizia a fidarti di me, idiota.»
Quindici parole; la reputazione di Derek è appena andata a farsi fottere.
Deve averlo capito anche Stiles perché nonostante sia appena stato redarguito in merito alle cazzate, inizia una serie di «Mhmmm!» lamentosi che sbattono contro il palmo del più grande, costringendolo a liberargli la bocca.
«Sei un mannaro è ovvio che non mi fidi di te!»
Non c'è nessuno in questo momento, che Derek odi più di Stiles, forse nemmeno gli Argent.
«Il tuo amico Scott è un mannaro.» ribatte e il sopracciglio inarcato, se possibile, si fa ancora più malvagio.
«Già e lo incateno come un salame nelle notti di luna piena, perché non voglio diventare il suo spuntino notturno. È questa la vera amicizia.»
«D'accordo, allora facciamo così: o la smetti o ti sbrano.»
Finalmente Derek deve aver premuto il tasto giusto: inorridito, il ragazzo tace di colpo e lui può tirare un sospiro di sollievo.
«Ed ora chiudi gli occhi.» continua. La sua reputazione di Lupo Nero, Cattivo e, soprattutto, Muto, sempre più distrutta.
Stiles almeno obbedisce; si stringe nelle spalle e strizza gli occhi come se da quello potesse dipendere la decisione di sbranarlo o meno. Continua a strizzargli anche quando il tempo passa e non accade niente, anche quando inizia a temere che il più grande si stia prendendo mentalmente le misure per recidergli la giugulare in un unico colpo. Forse dovrebbe risollevarne almeno uno, ma prima che possa farlo, il calore di Derek è tornato a circondarlo.
Non lo bacia questa volta, lo sfiora soltanto, con la punta del naso contro la sua e la lingua che gli bagna appena le labbra, ne solletica la voglia che Stiles ha di lui, facendolo tremare d'aspettativa. Poi, quando lo vede allungare disperatamente il collo per poter ottenere di più, si tira indietro e lo lascia annaspare nell'attesa. Gli torna addosso con tutta calma, la stessa che ci mette per strofinare la propria guancia a quella del ragazzo, in un ampio gesto animale, in cui ruota il collo, per strofinarvi anche il mento.
E a quel contatto inaspettato, Stiles inarca la schiena e si tende tutto, mentre i peli corti della barba di Derek gli pungolano la pelle in un piacere ruvido che finisce in basso, tra le gambe.
Il bacio che infine segue non è mai stato così perfetto.
«La… la barba è approvata… è approvatissima… guai a te se te la radi…»
 
 
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