?

Log in

No account? Create an account
 
 
19 September 2015 @ 05:47 pm
[Descendants] X marks the spot  
Characters: Carlos De Vil; Jay; Evie;
Pairing: JayxCarlos {pre-jaylos};
Rating: PG
Genre: slace of life; sentimentale;
Warning: slash;
Words: 743
Prompt di: Jordan Hemingway Efp ~ Descendants, jay/carlos: ogni motivo é buono per una sana rissa (il fatto che così si annulli il personal space é irrilevante, chiaro)
Disclaimers: I pg appartengono alla Disney.
"X marks the spot" e in italiano "La X è il punto in cui scavare" è una battuta del film Indiana Jones.
Scritta per l'UST Day della Winter is Coming Week @We are out for prompt


«Non lo sai? La X è il punto in cui scavare!»
L'esclamazione di Jay arriva frammentata dalla sua risata, mentre con una mano tiene la testa di Carlos premuta al tappeto della stanza e con il resto del corpo siede sulle gambe del compagno, bloccandolo in terra.
La X è un incrocio bianconero di ossi sulla giacca di pelle e pelo di Carlos e Jay la guarda con l'avidità che suo padre gli ha tramandato per i tesori – degli altri, soprattutto –, come se al di sotto potesse celarsi una montagna d'oro soltanto per lui. È così, lo è per Jay, che quando è convinto di non essere visto, guarda Carlos come se in lui avesse trovato la grotta delle Meraviglie.
«Niente più film di Indiana Jones per te!» urlacchia Carlos; è un puledro che si dimena agitando gambe e braccia, in vani tentativi di liberarsi.
«Che importa, tanto ho già visto quelli che contano. Ed ora stai fermo e lasciami scavare.»
«Col cavolo!»
Jay non abbandona la presa, la rafforza, sposta entrambe le mani ai polsi del più piccolo e li puntella contro il tappeto, chinandosi su di lui, per grattargli la nuca con il mento e in parte anche con la guancia. I capelli di Carlos sono riccioli morbidi contro la pelle e Jay avrebbe solo voglia di affondarvi il naso, respirare l'odore di shampoo (No, un attimo, non è lo stesso odore di quello che usano per lavare Dude?!) e poi lasciarsi andare. Forse è proprio quello che fa, senza rendersene conto, semi sdraiato su di lui, schiacciandolo sotto il proprio corpo nel rimanergli addosso, immobile. È di quello che Carlos si accorge: dell'immobilità di Jay e del fatto che abbia smesso di colpirlo, pungolarlo o cercare di sbatterlo da qualche parte.
Si ferma, ingoiando il respiro, in quella prigione formata dagli abiti, dai muscoli e dalla prepotenza che è il figlio di Jafar.
«Jay?»
Perde un battito quando Jay torna a muoversi, piano, quasi pigramente: il suo mento si poggia alla spalla del più piccolo e il suo volto è così vicino che le labbra di De Vil ne sfiorano l'angolo della bocca.
«Che… che… che ti prende?» balbetta Carlos, cercando di farsi indietro con il capo; le lentiggini che ne tempestano il naso e le guance risaltano nel rossore del volto.
«Niente.»
«A-ah.»
«Mi sono solo stancato.»
Carlos lo guarda diffidente «E quando mai tu ti stanchi di pestarmi?»
«Lo dici come se fosse una brutta cosa.»
«Mi p e s t i. Ovvio che sia una brutta cosa!» ne scandisce le parole, arricciando il naso e cercando di suonare serio, sincero { Mentendo }. Non gli è mai importato molto di finire tra le grinfie di Jay. Forse all'inizio quando ancora non si conoscevano e Carlos lo temeva – così come ha imparato a temere i cani, sua madre, il bene, i buoni, l'amore e gli happy ending –, forse quando ancora non aveva notato come le mani di Jay lo afferrassero di peso ma con la cura di non fargli male, quando ancora, nonostante avesse sentito il suono della sua risata riecheggiargli direttamente contro l'orecchio, non l'aveva ascoltato e non era ancora stato in grado di percepire una sfumatura diversa da tutte le altre risate del ragazzo.
«Se vuoi la smetto.» Jay non si impegna nemmeno nel cercare di sembrare dispiaciuto e Carlos non è sicuro di volergli chiedere di smettere: schiude le labbra, ma la voce non esce e tutto quello che riesce a fare è fissare la bocca troppo vicina dell'amico e il suo profilo accarezzato da qualcuno dei lunghi ciuffi scuri.
Pensa che potrebbe baciarlo. Che Vorrebbe baciarlo.
Socchiude gli occhi, prende coraggio e–
«Ragazzi, perché ci state mettendo così tanto?»
La porta della stanza si spalanca sulla figura di Evie.
Il silenzio che segue è un peso che schiaccia Jay e Carlos. Poi si fa largo il panico, l'imbarazzo ed infine, in un agitarsi convulso di braccia e gambe, Jay si butta indietro e Carlos rotola di fianco, staccandosi l'uno dall'altro.
«Non stavamo facendo niente!»
«Assolutamente niente!»
«Niente più del solito!»
«Esatto!»
«Ma certo che no~» Evie sbatte le lunghe ciglia e sorride, con quel suo sorriso malizioso e l'espressione di una donna che conosce tutti i segreti dell'amore. Muove le dita in un saluto sbarazzino e, come nulla fosse, richiude la porta, lasciandoli di nuovo soli, con il cuore in gola e la sensazione di aver appena creato un mostro.