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14 February 2015 @ 03:04 am
[Magic Knight Rayearth] The Prince & The Swordsman  
Characters: Lantis; Eagle Vision; Geo Metro;
Pairing: LantisxEagle;
Rating: PG
Genre: Fluff; Introspettivo;
Words: 1.546
Prompt: QUALCOSA DI VECCHIOUn fandom, o una ship, su cui hai scritto in passato, ma non scrivi da un po' (per es. un anno);
Note: E più vecchio di Rayearth direi che c'è ben poco.
Disclaimers: I personaggi di MKR appartengono alle Clamp.

Scritta per la 4° Settimana del Cow-t5 @maridichallenge

01. First Time
«Principe, vi prego, tornate a Palazzo, farete tardi alla riunione del Consiglio!»
La servitù sa già che ogni preghiera è persa nel vuoto e cadrà davanti al sorriso del Principe di Autozam, che, con mani giunte, li prega di perdonarlo e di mentire per lui ancora una volta.
«Dite a mio padre che sto ancora dormendo, per favore.»
Alcuni chinano il capo davanti alla sua voce (ci sono tonalità maschili e femminili a mescolarsi in perfetta armonia, senza lasciare che l'una o l'altra prevalga), ma è per nascondere i sospiri pesanti. Quel ragazzo è un caso perso, pensa qualcuno e, forse, non potrebbe avere più ragione

La città si stende davanti ai piedi di Eagle, una città di immensi grattacieli e strade grigie, per questo quando, di fronte a lui, ritrova due specchi azzurri che lo fissano, rimane senza fiato. Distratto, inciampa (non che sia una scusa valida alla sua incapacità di stare con i piedi per terra e non cadere ad ogni mezzo passo, ma dare la colpa a qualcun altro, per una volta, è appagante) e quando le braccia – due braccia, un corpo, un volto e due specchi azzurri come occhi – lo afferrano, riesce a sentire distintamente l'odore di un mondo diverso.
«Dovresti stare più attenta a dove metti i piedi, ragazzina.» afferma lo straniero aiutandosi a rimettersi dritto sulle proprie gambe.
Eagle inarca un sopracciglio, ma non si scompone più di così; si mette dritto, fiero, nel mostrare – forse nel ricordare più a se stesso – il proprio ruolo di Comandante e Principe di Autozam.
«Sono un maschio.» annuncia e, per un attimo, è sicuro che lo straniero sussulti, incredulo.
«Oh.» risponde poi l'altro.
Oh.
È stato tutto lì il loro incontro: una caduta, un abbraccio ed un "Oh".

02. Memory of the past
La schiena di Eagle poggia ad uno dei robot a riposo che riempiono il campo di addestramento e la sua voce, leziosa, racconta di tanto tempo fa.
«Sono stato una volta sola su Cephiro, quando la strada era ancora aperta. Con mio padre abbiamo portato i nostri omaggi alla Colonna Portante.»
«Emeraude.» è stato un sussurro quello di Lantis, seduto accanto a lui. Un sussurro scivolato via per sbaglio in cui c'è tanto altro di cui non ha mai voluto parlare.
Eagle tace per un po', gli lascia il tempo di aggiungere ciò che desidera, ma Lantis ha già smesso di parlare e rivolge il proprio sguardo al cielo color piombo della capitale.
«Giusto, Emeraude.» riprende il Comandante «Quello che ricordo meglio di Cephiro è il suo cielo azzurro; fino a quel momento non credevo nemmeno possibile esistesse in natura un azzurro così brillante.»
Eagle tira indietro il capo, poggiando anch'esso alla struttura metallica che riveste il robot.
«Se non sbaglio con lei c'erano due ragazzini, due fratelli credo e il più piccolo dei due è stato la mia primissima cotta. L'avresti mai detto?» la domanda è retorica, il ragazzo sospira imbarazzato, ma non smette di raccontare, come se le parole rendessero più vivi i ricordi «È stato anche il mio primo bacio.» confessa, lasciandosi scivolare di lato, dove la propria nuca trova sostegno alla spalla di Lantis «Se solo non mi avesse confuso per una bambina.»
È a quel punto che Lantis interviene, voltandosi per scoccargli uno sguardo piccato in cui i lineamenti non sono più quelli di un bambino, ma hanno conquistato il fascino dell'età adulti e, spigolosi, incorniciano due lame d'acqua, ghiaccio e cielo.
«Non è colpa mia, se sei sempre stato così efebico, Eagle.»

03. Nap-time
L'erba artificiale, ancora bagnata di rugiada, solletica i piedi nudi di Eagle, mentre ciò che rimane del sole, unito alla sua pallida imitazione (ne hanno creato uno in laboratorio, per rimpiazzare quello che ormai sta morendo oltre le nubi tossiche) scivola sugli abiti bianchi del ragazzo e sugli stivali abbandonati lì vicino.
Pigramente muove le braccia, intirizzite per averle mantenute fino a quel momento in un incrocio sotto la nuca.
«Stai ancora dormendo?»
L'ombra nera di Lantis, stagliata sul suo corpo, arriva subito dopo la sua domanda.
«Come sarebbe a dire ancora?» chiede in uno sbadiglio, senza aprire gli occhi.
«Ti sei svegliato da appena due ore.»
«Mhm, ma questo è il pisolino di metà mattina.»
Lantis si inginocchia al suo fianco, sfiorandogli la fronte con le dita, in una carezza gentile che affonda tra capelli senza colore – bianchi come la neve immacolata dei monti che ha lasciato su Cephiro «Il sole ha superato da un pezzo il suo zenit.» gli fa notare e Eagle apre gli occhi, cercando quelli dello Spadaccino che lo guardano e gli parlano, a differenza della sua espressione ferma. Se non fosse per le sue carezze, si sarebbe già convinto da un pezzo di avere a che fare con una statua.
«Tu, invece? Fai un giro per Autozam?» chiede, cambiando argomento.
«Sì, ho pensato di visitare la zona dei giardini artificiali.»
Eagle si tira a sedere.
«Allora ti accompagno.»
«Sicuro di non avere già impegni, Principe?» c'è qualcosa di molto simile all'ironia – per quanto non ne sia del tutto certo – nel modo in cui Lantis sottolinea il suo titolo, sapendo bene quanto sia bravo a rifuggire gli impegni politici e burocatrici.
Ma Eagle scuote il capo «Oggi no.»
Non fosse che è in quell'esatto istante che Geo li raggiunge, afferrandone le spalle per scuoterlo, tra urla frustrate: «Dannazione, Eagle, sono ore che ti cerchiamo per il saluto alle nuove reclute!»
Ops.

04. Stormy night
Uno schianto e la bolla di sonno in cui Lantis è rinchiuso scoppia, riportandolo in una realtà aggrovigliata nella nera di Autozam, senza stelle e senza luna, in cui il freddo si condensa sulle finestre chiuse per mantenere il calore artificiale all'interno della stanza.
Non ama particolarmente il freddo e abituarsi a quello di quel mondo è stato un processo lento, in cui ha dormito male per giorni e tuttora è costretto a gettare un paio di coperte in più sulle lenzuola. Eppure il sonno da cui è stato svegliato era caldo, dolce e, quando si rende conto del peso che lo schiaccia al petto, abbassa di scatto lo sguardo per scoprire che il calore proviene dalle braccia allacciate alla propria vita e dal corpo sdraiato contro il suo.
«Eagle.» non è sicuro che lo chiami perché vuole svegliarlo o perché voglia accertarsi che sia davvero lui, mentre guarda il suo volto che piano si strofina contro il suo petto e le sue ciglia lunghe e chiare che tremano in un tentativo di sollevarle, che finisce con un niente di fatto ed un mugugno: «Lantis…»
«Cosa ci fai nel mio letto?»
Eagle si spinge di più contro di lui, intrecciando le gambe con le sue, più lunghe.
«Temporale.» borbotta a malapena comprensibile.
«E con questo?»
Lentamente, uno degli occhi dorati del Principe torna alla luce, seguito poco dopo dal gemello.
«C'è il temporale.» articola meglio, ma la spiegazione rimane carente.
«Eagle, è il mio letto.»
«Sì, Lantis, per questo sono qui.» gli risponde paziente e allunga il collo, per sfiorare la guancia dello spadaccino con un bacio lieve «Fa troppo freddo per dormire da soli.»
Quando l'ennesimo tuono si schianta a terra Eagle ha di nuovo seppellito il volto contro petto ampio di Lantis.

05. Last Time
«Dovresti rimanere.»
La frase di Eagle arriva inaspettata come la pioggia di primavera, quella che Autozam non conosce più, perché non esistono più quattro stagioni in quel mondo, soltanto due: un inverno lungo e un'estate arida.
Lantis vorrebbe far finta di non ascoltarlo, mentre sistema tra i capelli la piccola fascetta per il controllo mentale. Vorrebbe non aver capito a cosa riferisce – non al fatto che abbia dato le spalle al corpo nudo di Eagle, per rivestirsi e lasciare la stanza – e pretendere che il ragazzo non abbia interpretato i suoi sguardi impazienti verso il cielo o il nervosismo dei giorni passati.
Non può fare nulla se non tacere e quindi tace e spera che il discorso si chiuda lì.
«Non rimarrai, vero?»
Non si chiude.
Eagle insiste; allontana le lenzuola da sé e si alza, per poggiare il petto alla schiena di Lantis. Il suo corpo nudo è caldo – ma Eagle è sempre caldo, di quel calore febbricitante che inizialmente faceva preoccupare lo Spadaccino, ma che ha amato da subito, perché ama il caldo. E, forse, ama anche Eagle.
«Potrei venire con te.»
«Eagle…»
Non è che non sapessero entrambi come sarebbe finita tra loro. È stato chiaro fin dall'inizio che il soggiorno di Lantis sarebbe terminato, prima o poi.
Eagle sorride, poggiando il mento alla sua spalla e le mani alla sua vita, al di sopra di abiti fabbricati ad Autozam. Gli donano, gli piace e l'idea di non vederlo più vestito così, l'idea di non vederlo più e basta, gli apre un buco nel petto. Se il proprio cuore, a differenza della propria forza mentale, non fosse così forte – abbastanza da creare una strada dritta fino a Cephiro, abbastanza da aspirare a diventare la sua Colonna Portante – forse si sarebbe rotto.
«Allora, visto che questa sarà la nostra ultima occasione…» gli respira contro l'orecchio su cui la lingua vaga e che i denti mordono piano «Potresti tornare a letto e fare di nuovo l'amore con me.»
Lantis annuisce e, voltandosi, lo bacia, per poi rispingerlo tra le lenzuola. Un'ultima volta, prima dell'addio.
 
 
Current Mood: sleepysleepy
Current Music: Can't pretend - Tom Odell