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26 January 2015 @ 05:20 pm
[Original] May the fate smiles at you {while it sends you to the bottom of a ravine}  
Characters: Arya {amazzone}; Yuurei {sciamano}; New pg {cavaliere};
Pairing: YuureixArya; NewPgxArya; NewPgxYuurei; YuureixNewPgxArya;
Rating: Nc-14
Genre: Comico; Slice of life;
Words: 3.632
Prompt: 2 WARNING TRA: Het - Slash - Femslash
Warning: het; slash; threesome {implicit};
Disclaimers: I personaggi di Arya e Yuurei appartengono a caith_vision & iceddustt, creati col magico test di Maridichallenge per la WRPG. Il nuovo pg appartiene invece a me e si spera che non crepi subito anche lui...
Scritta per la 2° Settimana del Cow-t5 @maridichallenge


Erano passati mesi da quello che Arya e Yuurei avevano ribattezzato come "Il giorno in cui Hailie è passata a miglior vita, pace all’anima sua" e, nonostante l’impegno, i due ragazzi non erano riusciti a trovare nessun rimpiazzo da aggiungere al loro party. Era strano come, in qualunque locanda famosa per i campioni che la frequentavano (che fossero maghi, streghe, paladini, guaritori, sentinelle e quant’altro), le voci sul loro conto riuscissero sempre a precederli. Il più delle volte venivano accolti da occhiate guardinghe, ma era capitato perfino che gli avventori li salutassero con le armi alla mano.
Per quanto cercassero di spiegare che no, non avevano ucciso i loro compagni facendo passare il tutto per un incidente, così da intascarsi i soldi della loro assicurazione sulla vita, sembravano destinati a non ricevere ascolto.

Con un sospiro sconsolato e la grazia degna di uno Sprong, Arya aprì la porta della locanda, sbattendola al muro. Ci rimase per qualche istante soltanto, prima di cadere in terra, annunciando in un tonfo sordo la sua presenza.
Occhi sorpresi, spaventati e preoccupati si puntarono a lei, accompagnati dallo sguainare di spade, coltelli, fucili, staffe e perfino un paio di stellette ninja dall’uomo dal volto coperto del tavolo vicino alla finestra.
«Dobbiamo smettere con queste accoglienze calorose.» commentò l’amazzone, tirando indietro il capo, mentre Bubbolo Quartus si affrettava a nascondersi in bella vista intorno al collo di lei, fingendo di essere uno scaldacollo in pelliccia, con tanto di lingua fuori ed espressione da morto.
Onnipresente al loro fianco, Yuurei guardò prima la ragazza, poi il furetto.
«Dov’è finito il piano “manteniamo un basso profilo e non facciamoci riconoscere anche in questa città”?» domandò, stritolando la Staffa sulla cui cima i cristalli di Arendelle brillavano di ogni sfumatura d’azzurro, lasciando intendere come il suo potere fosse attivo.
Arya scrollò le spalle.
«Ci ho riflettuto e ho pensato fosse una cretinata. Come ti viene in mente che una come me passi inosservata? Con il culo che ho, poi…»
«Lo hai proposto tu quel dannato piano!»
«…»
«…»
«...a pensarci bene, non era un piano così orribile. Forse avrei dovuto dargli una possibilità.»
Lo sciamano si rifiutò di andare avanti con la discussione, degnandosi finalmente di dar bado a chi si era scomodato per imbracciare la propria arma e ancora la puntava in loro direzione.
«Veniamo in pace.» Sollevò la mano a mostrare indice e medio nel segno di una “V”.
Non era stato particolarmente convincente e quando l'oste si precipitò all'ingresso, reclamano in un gesticolare esagitato per la porta scardinata, il ragazzo si pentì di aver aperto bocca. Non c'era una parola che riusciva a capire nel berciare dell'ometto, in un accento strampalato che non aveva mai sentito prima.
Dal canto suo, Arya non si era lasciata intimidire, tutt'altro. Ad ogni parola aggiunta, la propria pazienza vacillava, finché non raggiunse il limite. Si affrettò ad afferrare la Kingdom Key Sperar, agganciata dietro alla schiena, alla cinghia che le percorreva in obliquo il seno; la estrasse, puntandola in un gesto secco alla gola dell’oste.
«Cos’hai appena detto di mia madre?» gli ringhiò, deformando il bel volto in una smorfia rabbiosa.
L’oste tacque all’istante, alzando le mani in segno di resa e, questa volta, il suo berciare si trasformò in un bisbiglio confuso di parole da cui a malapena riconobbe qualche nome maschile.
«Ancora insisti? È inutile che chiedi l’aiuto di quei tuoi amici chierici Pio e Gennaro, prima ti apro in due e poi mi occuperò anche di loro!» urlò lei, tranciando le sue preghiere.
Prima che Yuurei potesse correre ai ripari (ovvero: fingere di non conoscere l’amazzone e fare dietro front per riprendere il viaggio e cambiare direttamente città), un uomo in armatura si alzò da uno dei tavoli. Si fece avanti a passo sicuro, posò una mano coperta da un guanto in oro che terminava con artigli alle dita, sulla lancia e la costrinse a riabbassarla a terra.
Con una calma ferale, sorrise ai due.
«Prima di tutto credo che “soreta” voglia dire sorella e non madre.» spiegò, rivolto all'amazzone.
Arya perse qualche secondo soltanto a guardare il guanto artigliato, cercando un qualche segno di riconoscimento, una sigla, una marchio, una spunta tondeggiante o il disegno di un puma, tanto per capire dove l’avesse acquistato, ma quando risollevò gli occhi chiari sul volto dell'uomo, si perse ad ammirare lo sconosciuto. Era alto almeno una spanna in più di lei, aveva la pelle leggermente dorata dal sole, le spalle larghe sotto l’armatura nera rifinita da arabeschi dorati che si intrecciavano ai pettorali, una mascella squadrata che alimentava la sua virilità e corti capelli corvini e ribelli gli davano quel giusto tocco da veroh uomoh che l'amazzone tanto amava.
Specchiandosi nei suoi occhi di un chiarissimo azzurro ghiaccio, Arya rinfoderò la lancia alla velocità del suono. Gli sorrise, portando una mano al petto e una allo spallaccio della sua armatura.
«Ahahah.» rise giuliva «In questo caso non c’è alcun problema, mia sorella è sempre stata una puttana.»
«Proprio l’opposto di te, eh…» commentò Yuurei a bassa voce, ma non meno attratto dall’uomo. Lo aveva guardato in silenzio, mangiandoselo con gli occhi e pensando a come poter entrare nelle sue grazie prima che lo facesse quell'oca della sua compagna «Quindi, voi parlate la lingua dell’oste?» gli domandò, avvicinandosi al suo fianco e tirando indietro una ciocca dei lunghi capelli, con un gesto elegante della mano.
Notandolo, Arya spintonò l’oste con una violenta gomitata che lo spalmò al muro e si posizionò all’altro lato dell’uomo. Ad occhio e croce doveva essere un Cavaliere coi controcazzi, magari perfino prossimo a raggiungere il livello di Paladino.
«Scommetto che la lingua la sai usare bene anche per altro.» chiocciò lei.
Yuurei la guardò sconvolto, le guance arrossate per la vergogna nel sentirla parlare senza il minimo pudore; deglutì, cercando di non notare l’occhiolino di lei allo sconosciuto e il modo in cui si era messa a passare l’indice sulla sua armatura.
«A-ehm, dicevo, la lingua dell’oste?» sibilò tra i denti, cercando di riportare il discorso su una via meno peccaminosa.
Il Cavaliere ci mise un po’ a dargli bado; dalla sua altezza era fin troppo facile buttare lo sguardo nella scollatura generosa degli abiti succinti che l’amazzone aveva il coraggio di far passare per armatura, quando un paio di foglie di fico avrebbero coperto di più.
«Ah, giusto, sì!» si riscosse, voltandosi quindi verso Yuurei «Durante uno dei miei viaggi mi è capitato di visitare la terra da cui viene e ho imparato un po’ della sua lingua. Alcuni la chiamano Italiano
Lo sciamano schioccò le dita.
«Ma certo! Dovevo capirlo dal modo in cui gesticolava le mani facendo il becco a papera con le dita!»
«E che parole hai imparato?» si inserì Arya.
Il Cavaliere si prese qualche momento per riflettere, poi, con solennità e voce profonda pronunciò: «Pizza, spaghetti e mandolino.»
«Per gli dèi! Non sei solo alto, muscoloso e sexy, ma sei perfino colto!» esclamarono in coro i due.
«Grazie, faccio quello che posso.» il Cavaliere sorrise, passando una mano tra i capelli e chiudendo gli occhi per un attimo in una posa affascinante che, tuttavia, né Arya, né Yuurei videro. I due si erano riavvicinati l’un l’altro e, insieme ad un redivivo Bubbolo Quartus, avevano cominciato a parlottare tra loro.
«Yuu, questo è quello giusto, me lo sento.»
«Lo so, ha tutte le qualità che cerchiamo in un compagno.»
«Squit! Squit!»
Lo sciamano aggrottò la fronte.
«Come sarebbe a dire “Veramente non sappiamo nemmeno se sa combattere come si deve”? Guarda quant'è bello! Non può essere un incapace!»
«Squit! Squit!» ribatté Bubbolo.
«“È quello che ho detto anche quando abbiamo scelto Hailie e la guaritrice morta prima di lei”? Sciocchezze!»
«Ah è così, quindi?» sibilà Arya «Sei un porco, proprio come il tuo Maestro!» assottigliò lo sguardo in un’espressione che da sola bastava a sottolineare la sua gelosia. Pardon, la sua indignazione nei confronti di scelte maschiliste come quelle di puntare certe ragazze soltanto perché avevano un bel corpo. Insomma, erano persone, non oggetti del piacere!
«Parla quella che non ha voluto l’unico chierico che si è presentato alle selezioni della settimana scorsa, perché a suo dire e cito testualmente: "Non era abbastanza dotato. Sì, Yuu, sto parlando di quello che voi uomini dovreste avere dalla cintola in giù"!»
«Prima di tutto non è "a mio dire", ho controllato, cosa credi?»
«Arya!»
«Per la dea, Yuu! L’ho solo minacciato di strappargli l’intestino se non si fosse tolto le braghe, non l’ho mica molestato sessualmente!»
«Quella è esattamente una molestia sessuale!»
«Ah sì? Anche quando è fatto da una donna?»
«Certo che sì!»
«Ma pensa, allora è proprio vero che finalmente c’è parità tra i sessi.»
«Sei… sei la disgrazia e il disonore delle Amazzoni! Non prendi mai nulla sul serio! È per questo che abbiamo tutte quelle multe per atti osceni in luogo pubblico ancora da pagare, per non parlare della giornata passata nelle segrete di Faramol per resistenza alla guardia reale!»
«Ma che ne sapevo che la guardia sarebbe svenuta dopo un pugno soltanto!»
«Il punto è che non lo dovevi proprio colpire!»
«E tu allora, che parcheggi sempre i nostri cavalli sulle strisce blu? Eh? Ma quando imparerai i segnali stradali, razza di eremita fallito!»
Non si erano accorti che la loro voce si era fatta sempre più forte e che, per ovvie ragioni, il Cavaliere aveva sentito tutto e stava già cercando di avviarsi verso l'uscita, finché il furetto non squittì, indicandolo con le zampette.
I due ragazzi si voltarono.
«Oh giusto, si parlava del figaccione!» ricordarono, affrettandosi ad affiancarglisi nuovamente, afferrando l’uno un braccio e l’altra il gemello.
«Allora, che ne dici se noi ti paghiamo da bere e tu, in cambio, ci racconti un po’ di te, ci parli di quello che ti piace, ti unisci al nostro party…» tentò Yuurei, con un sorriso che non rasentava nemmeno la metà della normale naturalezza che aveva di solito, probabilmente perché di solito non sorrideva proprio.
Il Cavaliere sudò freddo. Durante i minuti che i due avevano passato a confabulare su chissà che cosa, aveva sentito forte e chiaro i nomi con i quali si erano chiamati e conosceva bene le voci che correvano su di loro, sul fatto che fossero maledetti e che ogni loro compagno fosse morto in circostanze misteriose.
«Io… veramente… credo di aver dimenticato il gas acceso…» biascicò, iniziando a perdere il coraggio con cui aveva affrontato la lancia dell’amazzone.
«Hai sentito, Arya, sa anche cucinare!» esclamò Yuurei.
«È proprio un uomo da scopar– sposare!» Arya strinse il braccio dell'uomo in un abbraccio, premendolo al proprio seno con una nonchalance invidiabile.
«Guarda che lo stai mettendo in imbarazzo.» le sibilò lo sciamano, tendendosi all’indietro, per guardare oltre la schiena del Cavaliere e non solo tirare occhiatacce verso l’amazzone, ma poterne approfittare anche per ammirare il fondoschiena dell’uomo.
«Sei tu che lo metti in imbarazzo con le tue occhiate lascive. Si vede proprio che sei allievo di un Maiale!» nell’esclamarlo, Arya gli tirò un calcio a cui Yuurei rispose con uno schiaffo verso il suo braccio e che, ovviamente, diede il via a quella che sembrava più la disputa infantile tra due bambini troppo cresciuti.
«D’accordo. D’accordo. Ora basta!» fu la voce del Cavaliere ad interromperli.
Risolto che ormai non sarebbe riuscito a scappare da quei due, tanto valeva intervenire per sedare i bollenti spiriti: con un braccio intorno alla vita sottile dell'amazzone ed uno intorno a quella dello sciamano, li sollevò entrambi di peso, allontanandoli a forza.
Con le gambe a penzoloni, Arya e Yuurei lo guardarono pieni di ammirazione.
«Yuu, è deciso, questo lo teniamo!»
«Guardate che non sono un cane…»
«Assolutamente. Domani vado a comprare una di quelle pozioni illegali che annullano la volontà, gliela mettiamo nella zuppa e lo obblighiamo ad unirsi a noi!»
«Guardate che vi sento…»
«Bravo, così poi la sera posso infilarmi nel suo letto e dedicarmi ai piaceri del corpo!»
«Guardate che…» tacque, concedendosi una pausa riflessiva «No, in effetti questo mi va bene.» risolse.
E fu così che, dopo tanto cercare, un altro valente guerriero si aggiunse al party più disastrato della storia.

O così pensavano…

La radura che si apriva subito fuori dalla cittadina, ospitava una varietà di mostri sufficiente per poter testare le capacità del nuovo alleato.
Con le lunghe gambe nude a penzolini da uno dei rami più bassi dell'albero su cui si era arrampicata, Arya si godeva la vista del corpo del Cavaliere, con il sole della sera che, ridotto ad una palla arancione carezzava l'oro dell'armatura.
«Bravo, così, ora che ne dici di girarti per me?» miagolò ammiccando, nel guardarlo sguainare la spada e mettersi in posa di combattimento.
«Ehm, Arya, qui staremmo cercando di concentrarci!» sbottò Yuurei, agitando la Staffa in sua direzione. A differenza dell'amazzone, era rimasto coi piedi per terra e si era offerto di combattere al fianco del Cavaliere; non come la ragazza che ne aveva approfittato per potersene stare in panciolle a godersi due bei maschi che menavano le mani. Non poteva desiderare di meglio! Anzi, in realtà, c'era un modo per migliorare le cose: potevano lasciar perdere le armi e infilarsi nudi nel suo letto!
Lo sciamano sbatté la staffa in terra, si concentrò nel tenere lontano ogni distrazione – come l'amazzone – e pensò invece a concentrarsi sul Cavaliere, sul modo in cui i bicipiti si gonfiavano mentre stringeva la spada, sulla lingua che leccava le labbra rese secche dal vento e poi molto più in basso, verso il suo…
Oh no! Sto diventando un maniaco, come Arya! Il solo pensiero basto a farlo sbiancare, mentre risollevava in fretta gli occhi. Doveva ricordare gli insegnamenti del suo Maestro, scacciare ogni pensiero peccaminoso dalla mente e accogliere solo ciò che conduceva alla via della purezza e che avrebbe fatto di lui il migliore tra gli Sciamani. Peccato che tutto quello che gli venne in mente fu la voce del Maiale mentre gli raccontava come, magicamente, tutti i suoi allievi avevano perso la verginità. Con lui.
Rabbrividì, maledicendo quel cialtrone bastardo che gli aveva rovinato l'adolescenza.
«Sarebbe meglio dedicarci prima a qualcosa di facile.» affermò, troppo distratto dai propri pensieri per potersi concedere interamente al combattimento.
«Per me va bene.» confermò il Cavaliere, cambiando posizione alla spada, per sollevarla alla propria sinistra e lì rimanere in posa «Ho anche pensato che potrei mostrarvi le mie skill
Arya si tese oltre il ramo e Yuurei, d'istinto, sollevò lo sguardo su di lei.
«L'hai sentito? Ha detto skill.» le fece, commosso.
L'amazzone annuì, coprendosi la bocca con una mano, a trattenere un singulto di gioia.
«È così intelligente che conosce perfino la lingua dei Nerd!»
Non che i due avessero la più pallida idea di cosa volesse dire la parola "skill", ma non sembrò così importante, non quando il Cavaliere si mise in posizione, caricando un piede indietro e, all'urlo della tecnica: «Multi slash of the beast in the midnight whith a red fullmoon!» si gettò in avanti ruotando su se stesso, in un tornado di fendenti che sollevò lame d'aria gelida.
Arya, Yuurei e perfino Bubbolo Quartus, acciambellato sulla testa dell'amazzone, batterono mani e zampe.
«Finalmente abbiamo trovato qualcuno in grado di combattere come nostro pari!» esultò lo sciamano.
«Il nome della tecnica è un po' lungo e non capisco che diavolo significhi, ma il resto mi piace. Sembra così mortale!» si aggiunse la ragazza «Puoi farcene vedere un'altra?»
Il Cavaliere piantò la punta della spada nel terreno, sollevando gli occhi al ramo e ad Arya. Le sorrise e quando uno scintillio si accese nel candore dei denti, lei quasi cadde dall'albero per l'emozione. Finalmente un uomo tutto d'un pezzo! Finalmente qualcuno in grado di darle delle eredi che non solo sarebbero state belle come lei, ma anche grandi e forti!
«Yuurei, mi dispiace, ma non c'è più posto per te. Puoi andartene ora.»
Senza sprecare fiato nell'insultarla, lo sciamano iniziò a scandire il nome di uno dei tanti pericolosi incantesimi che aveva imparato durante gli anni.
Fortunatamente, il Cavaliere si dimostrò, oltre che bellissimo, altissimo, purissimo e levissimo, anche un uomo paziente e dotato di una certa diplomazia; posò una mano alla spalla dello sciamano, stringendola con sicurezza.
«Tranquillo Sciamano, non ho alcuna intenzione di prendere il tuo posto.» gli disse, con un nuovo sorriso e un altro bagliore tra i denti.
«Aww!» Yuurei si sciolse, aggrappandosi con tutto il peso alla Staffa per non ritrovarsi a terra.
«Dunque» riprese il Cavaliere, allontanandosi di qualche passo dal ragazzo per rimettersi in posizione, pronto a mostrare una nuova skill. Gonfiò il petto, sollevò la spada e urlò a pieni polmoni: «Claws of the dragon's fury and random words to lengthen the name of the technique and make it cool!» per poi gettarsi in avanti, ruotando la spada in un modo che suonò stranamente familiare.
«Ehm…» iniziò Yuurei.
«Ma…» proseguì Arya.
«Squit! Squit!» terminò Bubbolo, battendo una zampetta al muso e scuotendolo.
«Che cos'ha detto lo scoiattolo?» domandò il Cavaliere, guardandolo agitarsi in quel modo buffo.
«Veramente è un furetto.» fece notare l'amazzone. Normalmente, per un errore del genere, avrebbe messo mano alla sua lancia per trafiggere chiunque aveva osato aprire bocca, ma ogni volta che guardava gli occhi azzurri del Cavaliere e il suo sorriso, veniva stordita dalla sua bellezza e dallo sbriluccichio dei denti. Chissà, forse per arrotondare il salario tra l'uccisione di un mostro e il salvataggio di una damigella in pericolo, aveva lavorato come testimonial per un dentifricio. «Comunque ha detto che somiglia mooooolto alla tecnica di prima.»
«Mi dispiace, ma il tuo bradipo–»
«Che è sempre un furetto…»
«–si sbaglia. Nella tecnica "Multi slash of the beast in the midnight whith a red fullmoon" la spada viene ruotata in senso orario, mentre in "Claws of the dragon's fury and random words to lengthen the name of the technique and make it cool" è necessario ruotarla in senso antiorario.»
Ci fu un lungo momento di silenzio, in cui Bubbolo scelse di dare le spalle al Cavaliere e scendere dall'albero, per potersi allontanare, deciso a non voler partecipare oltre a quel delirio di nomi assurdi e tecniche gemelle, mentre Arya e Yuurei iniziarono a realizzare che forse, foooorse, l'uomo non era così perfetto come avevano creduto.
Lo sciamano tossì, schiarendosi la gola.
«Che… ehm… che ne dici di farcene vedere un'altra ancora? L'ultima, tanto per essere sicuri delle tue abilità.» propose, incrociando le dita.
«Sarà un piacere.»
E, per la terza volta, il Cavaliere si mise in posizione, per la terza volta prese fiato per urlare il nome della tecnica (Dark rain of thousand blades of the frozen lakes in those mountains over there) e per la terza volta si scagliò in avanti roteando la spada.
«Oh no, no, no, no, non può essere, non voglio crederci…» biascicò Yuurei, nascondendo il volto tra le mani in cui celò anche i propri singhiozzi.
Quando la tecnica fu completa, Arya si prese qualche istante per rimuginare. A parte i nomi questionabili e il fatto che fossero tutte e tre identiche tra loro, rimaneva il fatto che sembravano piuttosto mortali, almeno da quell'angolazione. In più non doveva dimenticare che quel cavaliere fosse davvero tanto, tanto, tanto, ma proprio tanto figo e, in fondo, tra le Amazzoni era sempre compito della donna insegnare l'arte della lotta alle proprie figlie.
«Poteva andare peggio.» risolse. Si aggrappò alla luce della speranza, che forse non era altro che l'ennesimo scintillio dei denti del Cavaliere, ma poteva accontentarsi, si disse. Poteva davvero andare peggio.
«Ora che ci penso, non ci hai ancora detto il tuo nome.» notò.
L'uomo rinfoderò la spada.
«Hai ragione, che stupido.» un inchino precedette la presentazione «Affinché i miei nemici mi temano, ho fatto incidere il mio nome sul bracciale dell'armatura.» Sollevò il braccio mostrandolo; incisa vi era la scritta Strong_KnightW01.
«Cioè, ti chiami "Forte Underscore Cavaliere Doppiavi Zero Uno"? Avevi paura di dimenticarti di che classe fossi e la targa della tua carrozza?» domandò l'amazzone, con un pessimo presentimento.
«Oh diamine, hai ragione! Solo ora mi rendo conto che forse, suona un po' stupido.» un po' era un eufemismo «Che ne dici di Carlo Rossi?» chiese Strong_KnightW01.
Arya contò mentalmente fino a dieci, per calmarsi.
«Non… non è il vero nome del tuo player, vero?» chiese, conoscendo ormai perfettamente il significato che il popolo dei Nerd aveva dato alla parola "player".
Strong, o Carlo Rossi che fosse, la guardò stupito.
«Come fai a saperlo?»
E lei si lasciò cadere dall'albero, atterrando malamente sul corpo di Yuurei, accasciato a terra, incapace di reggere un colpo del genere. Ormai abituato alla violenza dell'amazzone, il ragazzo non risentì nemmeno del colpo subito; si mise seduto, l'abbracciò piangendo e levò alto il proprio grido: «Abbiamo abbandonato una Sentinella con migliaia di punti esperienza e un'arma all'ultimo livello per ritrovarci con un Nabbo*! Noooooo~»


La disperazione per essersi ritrovati con un compagno praticamente inutile, aveva iniziato a dissiparsi con l'arrivo del buio e l'accettazione di un destino che ormai si era compiuto. In più, una volta pagata una stanza abbastanza grande per potervi dormire in tre, né Arya, né Yuurei avevano avuto più nulla da ridire in merito alla presenza del Cavaliere.
Era stato ribattezzato col nome di Séarlas**, più consono all'ambientazione in cui vivevano, e, spoglio della propria armatura, era finito sdraiato sotto ai corpi dei due che gli dormivano avvinghiati addosso, in un intreccio di gambe, braccia, di seni che premevano contro il suo petto e parti decisamente più virili che strusciavano contro la coscia.
Non era esattamente così che credeva sarebbe iniziata la sua vita in un nuovo party.
Guardando il soffitto, sospirò sconsolato.
E, quando un familiare calore iniziò a pulsare tra le gambe, capì che sarebbe stata una notte lunga.
«Mhmm~,  Séarlas… scopami tutta…»
Molto lunga.
«Mhmm~, Arya… questa volta la threesome te la concedo…»
Molto, molto, lunga.

Note: E con la dipartita della povera Hailie, possiamo dare il benvenuto ufficiale al nuovo pg: Sèarlas che, per la cronaca, ha il volto di Matthias Streitwieser! Eh? Ammettiamolo, Arya e Yuu fanno bene a tenerselo anche se è nabbo!
Col fatto che è la quarta fic su di loro e che tutte e quattro sono in ordine cronologico, dovrei decidermi a trovare un nome per la "serie", ma non ho nè idee, nè sbatti, quindi per ora andrà bene così.


*nabbo = niubbo, newbie, n00b. Di solito usato per indicare – in maniera derisoria o meno – il player alle prime armi; qui è inteso proprio in maniera offensiva.
**Sèarlas è la traduzione del nome "Carlo" in Irlandese.
 
 
Current Mood: exanimateexanimate
Current Music: Immortals - Fall Out Boys