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25 November 2014 @ 05:33 pm
[Original] May you find your true path. {as long as it's far from mine}  
Characters: Arya; Yuurei; Hailie;
Pairing: YuureixArya { yuurya };
Rating: PG-14;
Genre: Comico; Avventura;
Words: 4.708
Prompt: fulmine | matrimonio | oceano | natura | saggezza | sole | luna | guerra | bellezza | forgia | messaggio | vino
Warning: wrpg!verse
Note: Ormai mi sono innamorata di Arya e Yuu.
Disclaimers: Con la speciale partecipazione di iceddust che ha scritto la parte dedicata ai prompt di Saggezza & Messaggio.
I personaggi di Arya e Yuurei appartengono a Caith Vision & Iced Dust, creati col magico test di Maridichallenge per la WRPG, con tanti riferimenti alla challenge e alle trial affrontate.
Scritta per la Terza Settimana: Trial of Earth di WRPG @maridichallenge


Le armi caddero e, dopo le armi, vennero i loro corpi, feriti da una battaglia che non avevano avuto possibilità di vincere.
Inginocchiata davanti alla propria Glowing Spear – o quello che rimaneva della lancia luminescente – Arya batté il pugno contro il terreno e urlò frustrata, con gli occhi di un grigio così lucido da sembrar fatto di pioggia.
«Perché? PERCHÉ?!»
Accanto all’amazzone, ormai senza più potere magico da riversare nella Frozen Staff rotolata troppo lontano dalle dita, Yuurei allungò la mano verso di lei, cercando di toccarla, sfiorarla soltanto per farle sapere che, qualsiasi cosa sarebbe accaduto, non l'avrebbe abbandonata. Non lei. Insomma, se proprio doveva, tanto valeva lasciare indietro Hailie, che si era dimostrata la più debole del gruppo.
Sentendo il tocco dello Sciamano, Arya si voltò a guardarlo.
«Yuu…» le labbra tremarono in quel mormorio e lui le sorrise.
«Sono qui, vedrai che in un modo o nell'altro ce la caveremo.»
«Oh Yuu, se solo…»
Con le ultime forze rimaste, mentre lo Sprong gracchiava annunciando la propria vittoria sul gruppo, Yuurei le si fece più vicino per riuscire a sentire meglio le parole che stava sussurrando.
«Se solo avessimo avuto qualche moneta d'oro in più, a quest'ora avremmo potuto comprare del vino e portarcelo dietro per banchettare con il gallinaccio! Sarebbe stato il perfetto accompagnamento! Come abbiamo potuto non pensarci?!»
«…»
Avrebbe dovuto immaginare che le lacrime che pungevano gli angoli degli occhi della ragazza, non erano per la paura della sconfitta o della morte, ma per qualche sciocco pensiero nato dal fondo del suo stomaco senza fine. E lui che si era pure preoccupato!
«Ma io ti mollo qui e quando mi sarò messo in salvo nel primo villaggio che mi capiterà a tiro, brinderò alla tua morte, disgraziata!»
Se un attimo prima poteva sembrare che l'amazzone stesse per piangere, ora i suoi occhi fiammeggiarono d'ira e con uno slancio si tese, afferrando la punta frammentata della propria lancia che, tra le sue dita, si illuminò di una flebile luce verde, segno che ancora aveva mantenuto una stilla del suo potere.
«Vedremo chi brinderà alla morte di chi, Sciamano dei miei stivali!» ruggì, alzandosi in piedi, senza preoccuparsi delle gocce di sangue che colavano sul terreno, mischiandosi alla pozza scarlatta.
«Ma quali stivali, sei una pezzente che non può permettersi nemmeno delle calzature decenti!» berciò lui, sentendo le gambe tremare nel rialzarsi, reggendo a malapena il peso del proprio corpo, rigido come il tronco di un albero. E pesante. Così pesante.
«Ra-ragazzi, questo non mi sembra il momento di litigare…»
Sdraiata al riparo di uno dei grandi massi sparsi per il territorio del Guardiano dei Dodici Cieli, Hailie aveva cercato di ricordare ai due il motivo per cui si trovavano su quella terrazza naturale; era un altro il nemico da abbattere e proprio quella creatura si lanciò in un verso acuto, lo stesso che sapevano precedeva il suo attacco letale.
«Per gli dèi, un altro tornado no!» esclamò Yuurei, dando ascolto alla Sentinella. Cercò protezione nella propria magia elementale, ma senza un catalizzatore nemmeno uno Sciamano esperto come lui (perché nel suo immaginario amava pensare a se stesso come uno dei più grandi Sciamani del mondo, con tanto di titolo onorifico di Quel Gran Figo di Yuurei) sarebbe riuscito a richiamare il proprio potere. Non c'era nulla che avrebbe potuto fare, nulla se non guardare con occhi spalancati la propria Staffa che, tra le zampe dello Sprong, venne calpestata e spezzata.
«Non ce la faremo mai…» sussurrò, ritrovandosi per la prima volta ad arrendersi all'evidenza: erano stati stupidi ed arroganti ad aver voluto spingersi fin nelle terre dei Guardiani. Non sarebbero sopravvissuti. Non questa volta.
Chiuse gli occhi, riparandosi il volto dietro all'incrocio delle braccia, sapendo che a breve sarebbe stato spazzato via.
«…»
Lontano.
«…»
Verso l'infinito ed oltre.
«Embè?»
Quando riaprì gli occhi, lo Sprong era ancora impegnato a sbattere le ali come non ci fosse un domani «Tutta questa scena e non sei ancora pronto? Ma come diamine abbiamo fatto a perdere contro 'sto coso?»
«Yuu!»
Come un fulmine che con forza ricadeva sulla terra, spaccando il cielo, la voce di Arya lo colpì, finché non si accorse che a colpirlo, in realtà, era stato il suo schiaffo.
«Ma porc… Sono già ferito di mio, non c'è bisogno che ti ci metta anche tu, bestia!»
«Invece di lagnarti come tuo solito, usa la testa! Non capisci che è quello di cui ci ha parlato il tuo Maestro? Significa che abbiamo ancora tempo prima che il gallinaccio ci scagli addosso il suo colpo mortale!» esclamò, con una luce ancora troppo viva negli occhi perché potesse essersi rassegnata alla morte.
Lo Sciamano specchiò il proprio sguardo verde in quello di lei e, nelle sfumature argentate delle sue iridi, riuscì a leggere i suoi pensieri, chiari, come fossero stati i propri. Non gliel'avrebbe mai detto, ma era sempre stato grato di averla al proprio fianco, conscio del fatto che non sarebbe mai riuscito ad abbandonarla e lasciarla indietro – un po', un po' tanto, anche perché l'amazzone sapeva correre sicuramente più veloce di lui e, se mai l'avesse ripreso, gliel'avrebbe fatta pagare.
Ma la cosa importante era che non tutto fosse perduto.
C'era ancora tempo.
«La CV del suo attacco.» commentò con tono solenne, ricordando – male – le ultime istruzioni del Maestro, riguardo a qualcosa che aveva definito: "tempo di attesa degli attacchi più cazzuti".
«Esatto, il Curriculum Vitae!» fece Arya, pronunciandolo per intero con l'aria di chi aveva in pugno la vittoria e sbagliandolo miseramente.
«Ma quale Curriculum, capra! CV sta per CoolVattelapesca!»
Lei scrollò le spalle con indifferenza, poco interessata ai tecnicismi di una lingua ormai perduta come quella dei Nerd.
«In ogni caso, c'è solo una cosa che possiamo fare.»
«Giusto!» Yuurei raddrizzò la schiena, puntando con aria di sfida lo Sprong, tra le cui ali si stavano raccogliendo spirali di vento caldo e freddo, sollevando il piumaggio rado e lasciando cadere qualche piuma a terra «Al mio tre.»
Arya annuì, guardò Hailie, sorridendole con la spavalderia che le era propria e la Sentinella seppe che, da lì in avanti, sarebbe andato tutto bene.
«Uno…» iniziò Yuurei, in posizione d'attacco «…due…» gonfiò i polmoni, prendendo fiato «TRE!»
Ed entrambi scattarono, veloci come frecce scoccate da un arco.
«Arya, Yuu? Lo Sprong è dall'altra parte…»
Diretti entrambi verso l’arco in pietra che conduceva fuori dalla terrazza.
«L'ultimo che arriva paga il vino per un mese!» urlò Arya, le gambe lunghe e atletiche già scattate, mentre la pelle di tigre conciata per farne una sorta di gonna sbattacchiava sulle cosce mezze nude.
«Ma… ma… Non vorrete mica lasciarmi qui così?!» tanto stanca da non avere nemmeno la forza di alzarsi, Hailie ansimava senza fiato, stringendo al petto il proprio arco e l'ultima delle frecce rimastole.
In fuga dietro all'amazzone, Yuurei si voltò, forse in preda ai sensi di colpa.
«Non temere Hailie, il primo bicchiere sarà in tua memoria. Non ti dimenticheremo mai!»
O forse no.
«Ma siamo amici!»
«E lo saremo per sempre, addio e, se puoi, proteggici da lassù!»
«NOOoooOoo…»
Le schiene dei suoi compagni che si allontanavano fu l'ultima cosa che vide, poi lo stridio di guerra dello Sprong, la furia del tornado e, tutto quello che rimase della Sentinella, fu la punta di ferro di una freccia.

Seduti al tavolo di una locanda, con i calici pieni di vino e la pancia piena di cibo, Arya e Yuurei avevano pianto per tutta la notte la compagna caduta, continuando a buttare in gola il liquido rosso, mescolandolo al sapore del sangue che ancora ne macchiava gli abiti e la pelle.
«Era una brava ragazza.» commentò Arya, sollevando il calice.
«Mi mancherà il suo sorriso raggiante e il rumore dei tonfi delle sue cadute di prima mattina.» fece eco Yuurei, prendendo mano alla bottiglia, per portarla direttamente alla bocca.
Deglutì, sbattendola sul tavolo, per richiamare l'attenzione di un ometto panciuto intento a passare uno strofinaccio sul bancone «Oste! Altro vino! Quest'oggi una grande guerriera è caduta e se non si fosse sacrificata con grande coraggio per noi, adesso non saremmo qua!»
*Peccato non avessi alcuna intenzione di sacrificarmi…*
Arya e Yuurei si voltarono verso la voce sottile – spiritata avrebbero detto – che aveva parlato, incontrando gli occhi semitrasparenti di Hailie che, a sua volta, li fissava inconsistente ed eterea come uno spettro.
Abbassarono l’attenzione al vino, ma esclusero subito l'ipotesi di essere ubriachi. Un paio di bottiglie non erano sufficienti a stordirli e questo significava soltanto una cosa:
«Hailie aveva una gemella!»
Ovviamente, non questa.

Avevano pensato fosse stato un sogno, un'allucinazione dovuta al disturbo post traumatico da stress nato dalla perdita di un’amica, ma il mattino li aveva accolti con il volto furioso della Sentinella ancora lì con loro, seduta – o più che altro fluttuante – sull'unica seggiola della stanza.

Il denaro era bastato appena per pagare un'unica squallida stanzetta, avevano diviso il letto e, nel sonno, l'amazzone aveva trovato conforto nel corpo caldo di Yuurei, spingendosi contro di lui e dormendogli addosso. La punta dei suoi capelli corti e corvini solleticava il collo dello Sciamano, mentre la lunghissima treccia che scivolava dal capo si mescolava con la folta capigliatura di lui, finendo stretta tra le sue dita lunghe.
Fu lui il primo a svegliarsi, con un peso che lo schiacciava al petto.
Piano aprì gli occhi. Alla luce del sole che filtrava da una finestra mezza sgangherata, notò le curve del corpo femminile di Arya sdraiata su di sé e il suo seno premuto contro il proprio petto. Gli ci volle qualche lungo istante in cui indugiò sulle sue forme, carezzandone la pelle dorata con la vista, prima di rendersi conto che non c'erano abiti a coprirla. Scattò seduto, spingendola via con violenza e coprendosi con le lenzuola, mentre la ragazza riapriva gli occhi.
«Perché continui ad attentare alla mia purezza?!» le urlò addosso. Che fosse maledetta lei e la sua totale mancanza di pudore!
«Argh! Puoi abbassare la voce di un'ottava? Ho la testa che mi sta scoppiando…» borbottò lei, sbadigliando nel mettersi seduta, senza alcun problema nel mostrare le sue grazie.
Stringendosi nel lenzuolo, Yuurei afferrò il primo indumento che gli capitò alla mano, lanciandolo all'amazzone, perché si coprisse.
«Gli dèi ti guardano e ti giudicano, svergognata!»
«Mhmmm, tra tutti gli sciamani figli dei fiori proprio il verginello doveva capitarmi.» sbuffò, infilandosi senza troppa cura la tunica dell'albino «Hei, finalmente hai messo su un po' di carne su quelle ossicina.» notò con piacere; nonostante l'altezza fosse quasi la stessa, le scivolò larga lungo i fianchi a dimostrazione di una muscolatura e una stazza più accentuata nel ragazzo.
Yuurei non commentò, invece le fece segno di togliersi di torno e permettergli di alzarsi dal letto ma, quando entrambi puntarono lo sguardo al resto della stanza, si ritrovarono a fronteggiare Hailie e la sua essenza spettrale.
«…»
«…»
*Non avete niente da dire?*
«…»
«…»
*Non vi sentite in colpa per quello che mi avete fatto?*
Arya schiuse le labbra.
Yuurei la imitò.
Si guardarono, bianchi in volto quanto le lenzuola.
«È… è una così bella giornata oggi, che dovremmo proprio passarla fuori all'aria aperta.» azzardò l'amazzone, con un sorriso forzato.
«Hai… hai ragione. E poi potremmo approfittarne per cercare un fabbro o un armeria per recuperare nuove armi.» le diede corda lo sciamano, sudando freddo e puntando lo sguardo ovunque non fosse il volto semitrasparente dell'ex-Sentinella.
*Smettetela di ignorarmi, bastardi!*

Una volta rivestiti ed usciti dalla stanza, avevano fatto di tutto per tenere la mente occupata: con un bagno caldo, una colazione parca e nell'inutile tentativo di impedire a Bubbolo Quartus di rubar loro quel poco cibo che si erano potuti permettere.
Hailie, ovviamente, non era scomparsa e il furetto aveva iniziato a trovare divertente balzarle attraverso, da un lato all'altro, con il pelo che si rizzava per il gelo della sua presenza.
Infine si erano messi alla ricerca di nuove armi, trovando con facilità la fucina del fabbro della città.
Seccata, Arya calciò un sassolino lungo la strada. Trattare con fabbri, mercanti e locandieri non era mai stato il suo forte e, considerato il temperamento focoso che condivideva con il compagno di viaggio, avrebbero certamente faticato ad ottenere delle armi decenti.
«Se solo Hailie fosse qui.» mormorò sconsolata.
Il fantasma fluttuò accanto a lei.
*Sono qui.*
E Arya ruotò gli occhi al cielo.
«Ah già…»
Che culo.
Il calore della fucina era intenso, il fuoco alimentato in continuazione da tizzoni di legno che facevano scoppiettare le fiamme.
Yuurei entrò per primo e agitò la mano a cercare di farsi aria.
«Il fabbro è proprio un lavoro di me–»
Ma, quando due occhi azzurro cielo incastonati in un volto dai lineamenti perfetti, con riccioli del colore del granturco a incorniciarlo, si voltarono a guardarlo, lo Sciamano spalancò la bocca, battendo con la mano sulla spalla dell'amazzone.
«Arya!» la chiamò, agitato «Arya, presto, fammi aria!»
«Non sei spiritoso.»
«No, parlo sul serio. Credo… credo di aver trovato la mia anima gemella. La mia soulmate
Arya aggrottò la fronte, confusa.
«Soulche? Ma poverino, non ha ancora aperto bocca, che bisogno hai di essere già offensivo, Yuu?»
Yuurei la ignorò, sospirando nel tornare ad ammirare gli specchi azzurri del Fabbro.
«Posso esservi utile?»
Alla sua domanda, anche l'amazzone gli prestò finalmente attenzione e, come il compagno, rimase abbagliata dalla bellezza dell'uomo, dal suo corpo statuario e, nondimeno, dallo striscione alle sue spalle che recitava "Grande offerta 2x1 – soddisfatti o attaccatevi a 'sto cazzo". E, se tanto le dava tanto, ad "attaccarsi" ci avrebbe di sicuro guadagnato!
Lo squittio di Bubbolo Quartus, balzato sulla sua testa, li riportò entrambi alla realtà.
«Vorremmo ordinarti delle armi. C'è possibilità che tu possa crearne anche di magiche?» riprese Yuurei, cercando di darsi un certo contegno, ricordando a se stesso – quasi col magone – che, scegliendo di diventare Sciamano e allievo del suo Maestro, aveva scelto anche di fare voto di castità. Avrebbe resistito alle tentazioni della carne e gli dèi sarebbero stati fieri di lui.
«S-sì… io a-armi… anche… uh… magiche…» balbettò il Fabbro, distratto, con lo sguardo che insistente puntava affianco al ragazzo, dove l'amazzone aveva iniziato a spogliarsi della già-succinta-armatura che la rivestiva.
«Non credete che faccia caldo in questa fucina~?» miagolò Arya.
Yuurei la fissò impallidito.
«MA CHE STAI FACENDO?!» urlò, più acuto di quanto avrebbe voluto.
«Chi? Io? Nulla!»
«Sei una sgualdrina!»
«Lo dici come se fosse una cosa negativa!»
«È una cosa negativa! E copriti, maledizione!»
Con le braccia incrociate a nascondere il seno, Arya gli fece una boccaccia, voltandosi per risistemarsi gli abiti.
«Mai una gioia con te.»
Ci volle qualche lungo minuto prima che gli animi si calmassero, tempo che Hailie passò fluttuando intorno ai due ex compagni di ventura, per richiamare inutilmente la loro attenzione o urlando contro Bubbolo di smettere di saltarle attraverso solo per avere sollievo dal caldo causato dalla forgia!
Per lo meno, alla fine di tutto, sia Arya che Yuurei ne uscirono soddisfatti, imbracciando, la prima, una lancia dalla punta seghettata di un azzurro zaffirino che riluceva dello stesso colore degli occhi del Fabbro e, il secondo, una Staffa intagliata in un legno chiaro dal nome evocativo di Dawn Staff.

Dopo qualche giorno avevano recuperato tutto il loro vigore e, con le nuove armi, non rimaneva che una cosa da fare: ritentare la sorte ed affrontare il grande e possente Badung, Guardiano delle cinque terre. D’altronde si sa, la fortuna aiuta gli audaci, anche se quando si trattava di Arya, Yuurei e la-non-così-rimpianta-né-così-morta Hailie, forse più che parlare di audacia si sarebbe dovuto parlare di improvvisazione. E, più che di fortuna, di scalogna.
Quindi, nessuno si stupì, se dopo aver perso l’ennesima battaglia e l’ennesimo membro del gruppo, i due sopravvissuti si fossero fatti qualche domanda. Ma allo stesso tempo nessuno si stupì nemmeno del fatto che avessero smesso di farsele praticamente subito; non per nulla si trattava dello sciamano e l’amazzone meno pazienti del pianeta.
Avevano tuttavia sentito di un vecchio Saggio residente in un oasi in mezzo al deserto, capace di leggere nell’animo delle persone e trovare in esso la loro grande forza nascosta. Forza che i due speravano di utilizzare contro il temibile Guardiano, decisi nell’affrontarlo.
«È semplice. Abbiamo perso perché quei cosi avevano un nome troppo ridicolo per essere presi sul serio, e abbiamo abbassato la guardia.» sbottò Arya, afflitta e irritata, mentre trascinava i piedi stanchi, lasciando che la lancia le ciondolasse debolmente dalla mano e tracciasse un infinito solco sulla sabbia.
«O forse abbiamo perso perché, mentre Noi lottavamo, Tu pensavi a che vino accompagnare allo Sprong.» aveva risposto lo sciamano, ugualmente stizzito. Nonostante il caldo, era costretto dal sole cocente del deserto a coprire accuratamente ogni centimetro di pelle se non voleva ustionarsi, compresa la testa, che avvolta in un pezzo di stoffa che lasciava scoperto solo gli occhi lo faceva sembrare la caricatura di un bandito del deserto. Arya, al contrario, sembrava trovare sollievo nello spogliarsi di ogni strato possibile di abiti, e visto che con lei gli strati erano solamente una gonna leggera e il pettorale di un’armatura al limite della decenza, non ci volle molto per arrivare al punto in cui Yuurei fu costretto ogni dieci passi a controllare che non restasse in mutande. Non che gli dispiacesse, in fondo.
«O forse perché tu eri troppo preoccupato a non spettinarti. Ma sei un uomo o una barbie?» insistette Arya, cercando nel contempo la vicinanza dello spirito di Hailie per avere un po’ di refrigerio.
«Non è colpa mia se quello era il guardiano dell’aria e io ho i capelli lunghi! Mi finivano sugli occhi!» protestò Yuurei; punto sulla propria virilità, si fece anche lui più vicino ad Hailie, quasi senza pensarci.
*Ehm, ragazzi…* Hailie tentò ancora, invano, di inserirsi nel loro ennesimo e concitato litigio. Dove trovassero la forza di bisticciare sotto quel sole, restava un mistero. Come il fatto che sapessero che cosa fosse una barbie.
«Ecco, facciamo che la prossima volta li tagli, così magari ci vedi e riesci a centrare il nemico con la tua magia.» una smorfia irriverente le colorò il viso, imperlato di sudore. Le piaceva stuzzicare Yuurei, e soprattutto, le piaceva mettere in mezzo la sua mascolinità, per vederlo poi sbottare irritato e fallirenei tentativi di difendersi. Non gliene faceva una colpa; qualunque uomo avrebbe sfigurato di fronte alla stazza di un’amazzone.
*Ragazzi?*
«Giammai! Se sono così figo lo devo anche a loro!» il tono di lui solenne e la fantasma ignorata anche da parte sua. Se Arya avesse potuto vedere attraverso la pesante stoffa del copricapo, avrebbe visto una smorfia arrogante e divertita sul suo volto.
*RAGAZZI!* urlò, per quanto le permettesse la propria voce spiritata.
A quel punto entrambi si zittirono, guardandola sorpresi come se si fossero appena resi conto della sua presenza.
*Mi state soffocando a starmi così vicini!* borbottò irritata, ritrovandosi praticamente spalleggiata dai due.
Un lungo silenzio calò sul trio, rotto solo dal vento del deserto che soffiava e il masticare concitato di Quartus, sulla spalla dell’amazzone.
Poi, lo sciamano fece come per poggiare simbolicamente la mano sulla spalla del fantasma, ritrovandosi a toccare null’altro che aria.
«Hailie. Ti ricordo che sei morta. Tu non respiri. Quante volte dovremo ripetertelo?» si passò l’altra mano sul volto, afflitto. «Eppure dovresti ricordartelo, visto che se siamo a piedi è per colpa tua che hai spaventato i cammell–»
«OH! VEDO QUALCOSA!» la voce di Arya squillò trionfante nell’aria, interrompendoli, mentre indicava all’orizzonte quella che sembrava l’oasi che stavano cercando. Accelerò il passo, carica di una rinnovata energia, ma costretta subito dopo a rallentarlo perché Yuurei non riusciva a starle dietro.
Non che fosse colpa del ragazzo, era uno sciamano, dannazione! Mica un’amazzone che per hobby passava il tempo a correre per la giungla!
Quando arrivarono, trafelati e in cerca di riposo e di risposte, non ci misero nemmeno molto a ottenere il permesso di farsi ricevere dal Saggio, quasi come, grazie al suo potere, avesse predetto il loro arrivo.
Prima del ricevimento, dopo un veloce ristoro nel quale a Yuurei fu concessi di liberarsi del ridicolo copricapo che lo stava soffocando, furono portate vesti pulite, per “essere degni di presenziare di fronte a Sua Santità la Saggezza-In-Persona-prego-inchinatevi-plebei”.
Yuurei non poté fare a meno di notare come la veste di lino che era stata data alla compagna, bianca per risaltare sulla pelle dorata, si apriva generosa sulla scollatura e cascava a risaltarne i fianchi in modo a dir poco perfetto.
«Vecchio Saggio? Sembra più un vecchio porco.» commentò, forse un po’ infastidito, sforzandosi di non lasciare che i propri occhi indugiassero troppo sulle curve attraenti di Arya.
«Non m’importa, fintanto che ci darà le risposte che cerchiamo.» ribatté lei, pratica, mentre si guardava incuriosita allo specchio «Sei geloso? ~» aveva poi miagolato in sua direzione, stuzzicandolo con fare innocente.
«D-di una specie di gigante sgraziato? Ma fammi il piacere!» disse e cercò di reprimere il rossore che divampava sulla pelle pallida del viso, chiudendo lì la faccenda prima di lasciarsi scappare qualche commento compromettente che Arya gli avrebbe rinfacciato per i secoli a venire.
E, finalmente, poterono entrare nella enorme tenda del Saggio.
Drappi color vinaccia ricamati d’oro scendevano eleganti dalle pareti, le quali erano ricoperte da numerosi cuscini di ogni genere di dimensioni, che ospitavano alcune fanciulle intente a pettinarsi e ad adornarsi di gioielli.
Come volevasi dimostrare, si disse Yuurei, prima che il flusso di pensieri venisse interrotto dalla vista di una coppia di belle ragazze che cinguettò un saluto nella sua direzione. Stava per rispondere, compiaciuto, quando il braccio che aveva sollevato venne stritolato dalla presa ferrea e forzuta dell’amazzone.
«Siamo in presenza di una persona importante. Un po’ di contegno!» gli sibilò, mollando poi la presa.
«Gelosa? ~» a mezza voce, lo sciamano le fece il verso e sfoderò un sorriso compiaciuto, massaggiandosi il braccio con l’altra mano.
«Di uno stuzzicadenti albino? Ma per piacere!»
Per l’ennesima volta, Hailie bloccò i bollenti spiriti dei due.
Avanzando nella tenda raggiunsero il cuscino su cui sedeva il grande Saggio. Si misero in ginocchio, in segno di rispetto e uno degli allievi del Saggio prese parola.
«Benvenuti o viandanti nella Casa della saggezza, dove ognuno è insegnante di se stesso e nessuno smette mai di imparare. Prima di lasciarvi parlare con il Grande Saggio è prassi interrogare i viandanti sul senso che finora hanno dato alla loro vita e sapere se sono soddisfatti delle strade percorse e dei risultati ottenuti. Cosa potete dirmi in merito?»
Ci fu un lungo silenzio, dovuto soprattutto agli scambi di sguardi del gruppetto che, di tutto quello che l'allievo aveva detto, erano riusciti a cogliere poco o niente, figurarsi quindi dover anche dimostrarsi all'altezza di quei discorsi filosofici.
Ma l'allievo li puntò uno ad uno, intenzionato ad avere una risposta da ognuno di loro e i ragazzi seppero per certo che avrebbero dovuto dire qualcosa di intelligente, estremamente intelligente, per non sfigurare agli occhi del Vecchio Saggio.
«Sì… insomma… ecco…» Yuurei si fece forza, ricordandosi che era uno Sciamano, un figlio della Natura e degli Elementi e con tanto di Staffa nuova, doveva mostrarsi per forza colto e raffinato: «Anche se le vie del signore sono infinite, tutte le strade portano al Grande Saggio?»
«Si… stava meglio quando si stava peggio?» tentò Arya
*Sopra la panca la capra campa?* seguì Hailie.
"Squit. Squit?" fece perfino Bubbolo Quartus.
Davanti a quella sbrodolata di inutili frasi fatte, l'allievo si vergognò per loro.
«…vabbeh, ecco a voi il Saggio, vah.»
Intenzionato a migliorare l'impressione che aveva dato, Yuurei diede un colpo di tosse.
«Grande Saggio, che tutto vedi.» iniziò; per un attimo gli sembrò di tornare ai tempi in cui era un giovane e ingenuo allievo e si rivolgeva con estrema formalità al proprio maestro. Prima di capire quanto fosse un cazzone.
«La prego, ci dica come mai non riusciamo a sconfiggere i nemici che affrontiamo.» continuò Arya, vedendo lo sciamano titubare, perso in chissà quali pensieri.
*E, se possibile, anche come riportare in vita i caduti in battaglia.* aggiunse Hailie, sommessamente.
Il Vecchio Saggio li scrutò, serio e si passò una mano sulla lunga barba bianca – ovvio simbolo di saggezza.
«Vi ho visto attraversare il deserto per venire fino a qui. La fatica, la dedizione che muoveva ogni vostro passo.» si fermò per un attimo.
I ragazzi annuirono, l'aspettativa che cresceva ad ogni secondo passato.
«Ma non sapete che ogni sabato scendo in città? Insomma, non sono mica un eremita.»
Strabuzzarono gli occhi, colti alla sprovvista.
«Ma il manuale di D&D diceva che i Vecchi Saggi dispensano la loro saggezza solo a chi, con coraggio, affronta un lungo viaggio per incontrarli!» protestò Arya, mentre Yuurei sollevava sconfitto gli occhi al cielo, sopprimendo un “Ma se manco lo sappiamo leggere quel libro!”
Il saggiò scosse il capo.
«Non avete pensato di mandare un messaggio? Di questi tempi sono così comodi.» disse, dimostrando di avere più buon senso lui di quei due – Due e mezzo col furetto? Aggiungiamoci pure il fantasma e facciamo tre, vah! – messi assieme.
«…non… non ci avevamo pensato.» mormorò mesto Yuurei.
«E poi con l’inefficienza delle poste, il nostro messaggio non sarebbe mai giunto a destinazione. Lo sa anche lei come sono i postini di oggi!» aggiunse Arya.
In fondo, in quale razza di storia si era mai riusciti a contattare il Vecchio Saggio con un banalissimo messaggio?
«E invece, se mi aveste avvertito con un messaggio, avrei potuto rispondervi che i pianeti non erano allineati e che, per questo, non avrei potuto guardare nelle vostre anime. Tornate tra un mese.»
A quanto pare, nella loro.

Sapere di aver mancato di tempismo fu un duro colpo da digerire.
Non potevano continuare a crogiolarsi nell’attesa e far passare un mese prima di affrontare il Guardiano delle Cinque Terre.
«Senza i soldi guadagnati dall’uccisione del Badung, come farò a sfamare i miei figli?»
Yuurei fissò Arya.
«Non hai figli.» la corresse.
«E Bubbolo Quartus, eh? Lui è come un figlio per me!»
*E a me, invece, non pensate? Io sono un fantasma!*
Sciamano e Amazzone si voltarono alle parole frustrate di Hailie e, l’attimo dopo, ripresero da dove avevano cominciato.
«Forse potremmo approfittarne per andarcene in vacanza.» buttò lì Yuurei e, per lui, vacanza equivaleva ad una settimana in totale relax, tra bagni termali, fanghi di bellezza e lo splendore di una terra incontaminata dall’uomo in cui potersi sentire di nuovo a contatto con la natura. Solo lui, gli alberi e, giusto perché si sentiva magnanimo, Bubbolo Quartus.
Da parte sua Arya non ne fu troppo convinta.
«Non lo so, l’ultima volta che siamo andati in vacanza, tu sei finito in un ritrovo per pervertiti sadomaso e non sei riuscito a sederti per una settimana ed io ho seppellito Bubbolo Terzus. Che riposi in pace.»
Yuurei arrossì, sbattendo con forza la Staffa contro il terreno erboso dell’oasi.
«Macché ritrovo per pervertiti sadomaso! Sono andato in raccoglimento con il mio Maestro nella grotta del Fulmine e sono stato colpito da un fulmine. UN. FULMINE!»
«Quel fulmine aveva la forma di cinque dita sul tuo sedere…»
«Che cos–» il rossore che aveva colorato il volto dello Sciamano si accese di sfumature bordeaux, prima di ricordarsi che «E tu come diavolo fai a saperlo?»
Arya schiuse le labbra per rispondere, sollevando l’indice della mano a dar inizio ad un discorso, che invece terminò ancor prima di iniziare con un ghigno sibillino e uno sguardo perverso che fece rabbrividire il ragazzo. Conosceva quello sguardo, era lo stesso del suo Maestro quando gli raccontava di dover controllare personalmente se la sua purezza fosse stata preservata. "Perché non si sa mai, con certi porci che ci sono in giro!" gli aveva detto una volta e a Yuurei era toccato il compito di fargli notare che l'unico porco – di forma e di fatto – era solo lui.
E Arya.
«Mi sento violato.» si strinse nell'abbraccio delle proprie braccia, agitando il capo con le scie bianche dei capelli che gli ondeggiavano intorno, mentre l'amazzone e il furetto, appollaiato sulla sua spalla, sospiravano a quella teatralità.
«Alle volte sei così gay.» commentò lei, sbattendo una mano al volto. Uff, la sua unica fortuna era che fosse bello, ma per il resto, ne aveva di strada da fare per poter essere degno di diventare il padre delle sue figlie. Non che lui fosse a conoscenza dei suoi piani…
«Ma, tornando a queste nuove vacanze nella Grotta Sadomaso–» riprese lei, con tono casuale.
«Dei fulmini.» la corresse Yuurei, scaricando l'irritazione nel bastone della sua Staffa, illuminata da crepitii giallastri.
«Tra pervertiti che cercheranno di possedere il tuo corpo in ogni posizione possibile–»
«Nella natura incontaminata.»
«Insieme al tuo Maiale parlante–»
«Al mio Maestro.»
Ormai lo Sciamano le correzioni dello Sciamano erano ringhi animaleschi che scivolavano oltre i denti digrignati, ma nonostante tutto Arya continuò a parlare, come nulla fosse «Si può sapere dove si tengono o cosa? Sia chiaro, non lo sto chiedendo per me, eh. È, uhm, per una mia amica.» e, nel dirlo, pur mancando totalmente di credibilità, indicò con un cenno del capo lo spettro, l'ultima delle amicizie femminili che, si poteva dire, le fossero rimaste. In effetti era strano come, una dopo l'altra, tutte le ragazze che si erano trovate nel loro party, fossero morte in circostanze misteriose. O non così misteriose.
Yuurei non si sprecò nemmeno a risponderle, si ripromise invece di abbandonarla tra le fauci del Badung.
*…*
«…»
…cambiando subito dopo idea, al pensiero di dover rimanere da solo con la versione ectoplasmatica di Hailie.