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18 November 2014 @ 08:21 pm
[Marvel Movies Cast] Sul fondo di un bicchiere  
Characters: Robert Downey Jr.; Jude Law; Tom Hiddleston; Chris Hemsworth; Chris Evans; Sebastian Stan; Scarlett Johansson {nominated}; Jeremy Renner {nominated}; Mark Ruffalo {nominated};
Pairing: RobertxJude {RDJude}; also hiddlesworth, evanstan, rennerson;
Rating: PG-14;
Genre: Triste;
Waring: slash; a/u {hogwarts!verse}; alcohol use;
Prompt: coraggio | verità | onore | fedeltà | disciplina | ospitalità (in questa fic intesa come mancanza di ospitalità) | operosità | autostima | perseveranza
Words: 3.401
Note: Ma io la odio sta fic!
Disclaimers: Gli attori appartengono a loro stessi.
L'ambientazione di Harry Potter appartiene a J.K. Rowling
Scritta per la Seconda Settimana: Trial of Water di WRPG @maridichallenge


{ Perseverare autem diabolicum }
I primi sospetti erano nati durante il quinto anno di Jude, quando le lezioni al Castello erano ormai cominciate da più di un mese e, allo studio, si erano aggiunti gli allenamenti di Quidditch della squadra in cui era entrato, riducendo così il tempo che poteva passare in compagnia del Prefetto dei Serpeverde: Robert Downey Jr. Non che il più grande non trovasse comunque modo di irrompere negli allenamenti della loro casata, di solito con una quantità imbarazzante di distillato di nonvogliosaperecometeloseiprocuratoocosacisiadentro ad alto tasso alcolico e una scusa qualsiasi per rapirlo ai suoi doveri di Cacciatore.
Aveva solo un anno più di lui, ma a diciassette anni, la voglia di fare cazzate, infrangere le regole e divertirsi, era appena nata e Jude non aveva mai dato particolarmente peso al modo in cui le mani di Robert riuscissero sempre a riempirsi di un bicchiere o di una bottiglia, rubati nelle cantine dei Tre Manici durante qualche gita ad Hogsmeade o corrompendo qualche Elfo Domestico delle cucine.
E, pian piano, l'alcol era diventato il compagno a cui affidare le pene di cui il Serpeverde non gli aveva mai parlato ("Problemi? Io? Ma mi hai visto, Judesie? Chiunque vorrebbe essere me!"), era diventata la risposta ai «Tutto ok?» di Jude e la soluzione a qualsiasi problema si ponesse di fronte al ragazzo.

La bottiglia di whisky incendiario riposava vuota tra le gambe incrociate di Robert. Non si era reso conto di essere caduto dall'unica panca di pietra presente nella Guferia, finché non si era ritrovato a sollevare più del solito lo sguardo per incontrare il volto perplesso di Jude.
Lo aveva avvisato che sarebbe andato nella torre, "Per rispondere alla lettera del vecchio", gli aveva detto con un sorriso carico di una delusione che non vedeva l'ora di poter affondare in una sorsata di whisky. Aveva tralasciato, ovviamente, il fatto che non sarebbe stato da solo: si era portato dietro la bottiglia e, un sorso dopo l'altro, aveva continuato a bere, finché non era rimasta nemmeno una goccia del liquido ambrato che la riempiva.
«Credevo volessi inviare una lettera a tuo padre.» Jude sospirò.
Robert si strinse nelle spalle, avvolte dal mantello con lo stemma della casata.
C'erano volte in cui trovava irritante l'accento inglese del ragazzo. Non era differente da tutti gli altri, quello di Hiddleston era identico tanto per citarne uno, eppure c'erano volte in cui sentirlo parlare lo disturbava, era come se con quella sua cadenza perfetta volesse giudicare anche a lui. Come se non lo ritenesse degno. Nemmeno lui…
«Ho cambiato idea.» borbottò, con l'accento americano che strascicava le lettere quasi con dispetto, attaccando una parola all'altra e bagnandole dell'alcol che gli aveva sciolto la lingua, nonostante non ne avesse mai avuto bisogno. Era bravo a parlare, ad inventare scuse, a tessere le proprie lodi, a recitare una lezione imparata, a mentire, a raccontare scomode verità per gli altri o ad assicurare a Jude che non c'era un solo problema, nella sua vita, che potesse sfiorarlo o su cui valesse la pena di soffermarsi.
Il Grifondoro raccolse la bottiglia, agitandola sotto il suo naso.
«E l'alternativa era ubriacarti? E poi come l'hai avuta una bottiglia di whisky incendiario?» domandò.
«Sono il Prefetto, posso fare e ottenere quello che voglio.»
«Sei anche un cretino, se proprio vogliamo fare i pignoli.»
Robert storse il naso, infastidito.
«Ma non vogliamo.» sibilò. Gli occhi, di un nocciola cupo, erano scheggiati da venature dorate – color whisky – che sembravano aprirsi come piccole crepe nel suo sguardo.
Jude si lasciò cadere seduto al suo fianco.
Dietro di lui, gufi e civette reclinarono il capo in un coro di bubolii. Libero e poggiato alla finestra, un corvo sbattè le ali, perdendo un paio di piume nere che si aggiunsero al tappeto colorato sul pavimento.
«Si può sapere cos'è successo? È per qualcosa che ti ha scritto tuo padre?» chiese, nello stringere la mano di Robert. Era fredde e lui era distante, anche se poteva toccarlo, incrociare le dita con le sue e infilarsi sotto al suo mantello.
«Non è successo nulla, avevo solo sete.»
«Un giorno ci metterò del Veritaserum nella tua bottiglia.» sbuffò.
L'abitudine alle stronzate di Robert gli era venuta col tempo. Due anni. Lo aveva conosciuto durante il proprio terzo anno al Castello, quando i Serpeverde erano ancora il nemico da battere. La casata rivale per antonomasia.
Era stato diverso con Roberto, fin dal principio, quando il più grande lo aveva aspettato davanti alle scale che conducevano al dormitorio rosso-oro e gli aveva chiesto di accompagnarlo al Ballo del Ceppo, dicendogli che dovevano fare coppia, perchè con la sua bellezza e il proprio cervello i loro figli sarebbero stati perfetti. E, dopo avergli parlato per la prima volta in quell'occasione, lo aveva anche baciato per la prima volta.
Era un ragazzo impaziente, Robert, e sapeva sempre cosa voleva.
Ma dopo due anni, Jude ancora non era riuscito a conoscerlo. Nonostante tutte le chiacchiere, le nottate passate nascosti nella Torre d'astronomia, le giornate in biblioteca o nel parco di Hogwarts. Per due anni Robert gli aveva parlato, senza in realtà mai dirgli nulla.
«Alle volte è difficile anche volerti bene, sai?» sbottò Jude.
Robert si voltò a guardarlo, sentendo il peso della testa che ciondolava in avanti, troppo ubriaco per riuscire a tenerla dritta. Aveva continuato a bere anche quando il muro della Guferia si era trasformato in un'unica macchia bigia e i gufi che la riempivano avevano perso la loro forma reale per trasformarsi invece in presenze sfocate che, annoiate, saltellavano sui loro trespoli o picchiettavano col becco contro le sbarre delle gabbiette.
Deglutì, sentendo la bocca secca.
Doveva bere.
Ancora.
Poi sarebbe stato meglio.
«Vuoi lasciarmi?»
Stupito della domanda, Jude scosse il capo.
«No, se dovessi lasciarti non mi farebbero più santo.» rise, accorgendosi di essere l'unico a farlo «Lo sai che scherzavo, vero?»
Ma Robert si era limitato a guardarlo senza rispondere; aveva stretto con forza le sue dita, aggrappandosi a lui con una disperazione che il più piccolo vedeva riempire i suoi occhi, ma di cui non conosceva nulla.
Sapeva che c'entrava con suo padre. Sapeva che non c'era nulla di più imperfetto della vita del Serpeverde. Sapeva che c'erano state volte, anni fa, in cui aveva voluto lasciare Hogwarts e tornare a casa, nella sua America. E sapeva che non aveva potuto farlo.
Il resto era sempre la solita risposta vuota che, ogni volta, si chiedeva perché continuasse a chiederglielo.
Guardò la bottiglia vuota.
Forse per colpa di quella, pensò.
«Ti va di parlarne?» insistette, pronto al diniego di Robert.
«No.»
No, forse non così pronto.
«Ti farebbe bene, per una volta tanto.»
«Preferirei invece un’altra bottiglia.»
«Dubito che tra i gufi tu possa trovarne una e poi credo tu abbia bevuto abbastanza.»
«No.»
«No cosa?»
La fronte di Robert trovò rifugio sulla spalla di Jude e il ragazzo chiuse gli occhi.
«Non è ancora abbastanza.» confessò in un sussurro, nascondendo dietro a quattro parole quel senso di inferiorità che covava da sempre e che tornava, prepotente, nei biglietti d'auguri prestampati che suo padre ricordava di mandargli in ritardo, nelle sue lettere sintetiche in cui gli spiegava senza grande impegno perché non era necessario che tornasse a New York e nel rifiuto che leggeva in ogni sua frase.
Aveva voglia di bere. Continuare a bere fino a cadere a terra svenuto e farsi svegliare da un nuovo giorno. Continuare a bere fino a dimenticarsi il proprio nome, sarebbe stato come avere un Oblivion in bottiglia.
Jude lo abbracciò e, nel silenzio della Gufiera, aspettarono l'alba.
{ Veritas vos liberat }
Col tempo, Jude si era illuso che stesse andando meglio e, forse, per un po' era stato davvero così.
La bottiglia di whisky incendiario era girata di mano in mano, tra i ragazzi che le avevano rubato un sorso e più per tutta la sera. L'avevano presa di nascosto dalle cucine del Castello insieme a quella di vino elfico, con un Accio castato dalla bacchetta di Robert.
Il Serpeverde aveva riso quando anche Mark aveva voluto provarci, ritrovandosi in mano della burrobirra ancora calda.
E questa è la prova definitiva che sei un tassofesso. Aveva commentato con una pacca sulla schiena e un mezzo ghigno che era risultato più affettuoso di quanto non avesse voluto mostrare, mentre lo spintonava oltre la soglia della Stanza delle Necessità. Non si era aspettato un ambiente così accogliente all'inizio (l'ultima volta che aveva pensato alle proprie necessità – che comprendevano ovviamente Jude e il sesso – si era ritrovato in uno sgabuzzino grande quanto la gabbia del suo gufo) e si complimentò con se stesso per l'idea di aver chiesto ad Hiddleston di pensare a ciò di cui avevano bisogno.
L'aspetto era raffinato, dai gusti impeccabili, come ci si sarebbe aspettato dall'inglese. Un tavolino basso ospitava perfino un vassoio con tea e biscotti, non il massimo per una serata all'insegna dell'alcool, ma per fortuna a quel particolare ci avevano già pensato. Un paio di poltrone erano sistemate di fronte al grosso camino che bruciava di un fuoco magico colorato dai colori delle quattro casate di Hogwarts e due grossi divani dominavano la scena, abbastanza ampi da poterli ospitare tutti e otto: lui, Mark, Jeremy, Scarlett e metà dei membri della squadra di Quidditch dei Grifondoro.
Ci era voluto più tempo del previsto perché la porta della Stanza si richiudesse alle spalle del Capitano della squadra – il secondo dei Chris o, come preferiva chiamarlo Robert, Dorito – e svanisse nel muro; il ragazzo si era voltato sentendo il cicaleccio di un paio di Corvonero sul corridoio del piano e, quando insieme a loro aveva incontrato lo sguardo azzurro di Sebastian, il Cercatore degli Slytherin, il saluto e l'invito ad unirsi a loro erano scivolati con tanta naturalezza dalle sue labbra da non lasciargli nemmeno il tempo di pentirsene.
Ed ora la bottiglia vuota di whisky incendiario aveva rimpiazzato il vassoio da tea sul tavolino e girava, in un gioco babbano proposto da Robert.
Obbligo o Verità.

L'alcol e la stanchezza avevano mietuto in fretta le prime vittime. Le due Corvonero arrivate con Sebastian riempivano di ricci biondi e castani le sue gambe, su cui entrambe si erano addormentate. Lui le aveva lasciate fare, passando le dita tra i loro capelli in carezze distratte e con la solita spudoratezza con cui passava da una ragazza all'altra, come un marinaio che ne ha una in ogni porto o uno zingaro senza fissa dimora. Anche per questo Robert aveva iniziato a chiamarlo Esmeralda.
Almeno avevano capito in fretta perché quel ragazzino dalle labbra di un rosa troppo acceso e gli occhi di un azzurro troppo acquoso, fosse finito nella casata di Salazar Serpeverde. E, come non bastasse, c'erano le tante voci che giravano sul suo arrivo ad Hogwarts, un anno prima; perfino la Gazzetta del Profeta aveva ospitato in prima pagina una notizia sulla strana fuga della sua famiglia che, dalla Romania, era approdata nelle Highlands.
Scarlett e Jeremy avevano seguito poco dopo, addormentati l'una in braccio all'altro ad una delle poltrone, così come Mark, rannicchiato sull'altra poltrona e avvolto nel mantello dallo stemma del serpente che Robert gli aveva prestato.
«Hiddleston!»
Quando la bottiglia si era fermata, la voce del Serpeverde precedette di qualche secondo soltanto il soffio più caldo di Chris Hemsworth, colato direttamente nel timpano di Tom. Sollevato su un ginocchio e con le mani ai cuscini del divano, ai fianchi del Prefetto della propria casata, l'australiano si era chinato su di lui, chiamando roco il suo nome «Tom.»
L'inglese sorrise ad entrambi, stordito dall'alcol che iniziava a fare effetto anche su di lui e la guancia di Chris si strofinò contro la sua, solleticandola della leggera peluria che stava iniziando a crescergli. Quindici anni entrambi ed erano già i più alti della casata; il biondo aveva perfino iniziato a castare incantesimi per una pronta rasatura, almeno nelle mattine in cui non era in ritardo per le lezioni.
«Tocca a te, Tom.» ogni parola era una vibrazione contro la guancia del Prefetto o contro la sua gola, che i denti dell'australiano avevano preso d'assalto.
Tom deglutì, lo allontanò con cautela da sé e scelse.
«Verità.»

«Ok, così non si può continuare.» Tra le mani di Robert si agitava quel poco di burrobirra rimasta nella bottiglia che aveva svuotato di malavoglia «Il Mezzo Gigante non sa fare domande interessanti, le prossime le faccio io.»
Accanto a lui, Jude sospirò, togliendo per l'ennesima volta la bottiglia dalle dita di Robert. Aveva contato le sue sorsate e sospirato ad ogni goccia mandata giù nella gola del ragazzo, sperando che arrivasse in fretta il momento in cui si fosse stufato di bere. Ma Robert non si stancava mai.
Non c'era stato motivo di dirglielo, ma da un po' Jude aveva scoperto che il proprio molliccio era cambiato e che la propria paura aveva le fattezze di Robert. Un Robert con le vene gonfie d'alcol e la testa svuotata dai pensieri.
«Le tue domande sono sempre a sfondo sessuale.» gli fece notare, indossando un sorriso di circostanza e caricando le labbra di malizia.
Robert rise.
«È questo che le rende divertenti.» sussurrò direttamente contro la sua bocca, in un bacio umido, appiccicoso di burro e al retrogusto di birra.
«Se volevate una stanza tutta per voi potevate dirlo.» si intromise uno dei Chris. Il serpeverde non si curò di scoprire quale, erano entrambi biondi con gli occhi azzurri, più grossi e più alti di lui, e ancora non si capacitava di come gli spilungoni finissero sempre nella casata rosso-oro.
Sciolse il bacio, puntandolo con un espressione seccata.
«D'accordo, allora, visto che insisti.» e quando mise mano di nuovo alla bottiglia, si assicurò di farla girare soltanto in parte, perché si fermasse in direzione di Evans e del suo sguardo carico di sorpresa.
«Non puoi barare così!»
«E chi sta barando, è una delle regole del gioco: chi lo ha proposto può decidere come girare la bottiglia.» mentire gli riusciva sempre naturale e, se Chris non lo avesse conosciuto bene – e non avesse conosciuto quel gioco babbano –, non avrebbe stentato a credergli.
«Fai poco lo spiritoso, Downey, sono mezzo babbano, ricordi? Lo so come funziona il gioco.»
«Ma queste sono le regole nella versione magica.»
Sotto lo sguardo degli altri, che danzavano dall'uno all'altro, Chris sospirò, consapevole che vincere la testardaggine del Serpeverde era come chiedere alle scale di smettere di cambiare.
«Obbligo o verità?» miagolò Robert.
«Verità.»
«Tra i presenti, chi ti porteresti a letto?»
Chris aveva spalancato lo sguardo alla sua domanda, incredulo davanti alla faccia da schiaffi dell'altro.
«Ho cambiato idea, facciamo obbligo.»
Robert ghignò, muovendo l'indice in segno di diniego.
«Nts-nts, troppo comodo così.»
Lo sguardo del Grifondoro vagò per la Stanza della Necessità, alla ricerca di un aiuto da parte degli altri, incontrando il capo scosso di Hemsworth che sollevava le braccia per chiamarsi fuori, lo scrollare delle spalle di Jude che, naturalmente, patteggiava per il suo ragazzo e il sorriso diplomatico di Tom che si era scusato con un sincero «Mi dispiace.»
«Al prossimo allenamento di Quidditch, giuro che ve la faccio pagare.» borbottò.
«Credo sia arrivato il momento di proporre un nuovo Capitano.» propose Hemsworth.
«Bastardo.»
L'unico che non si era ancora espresso era stato Sebastian. Spinto contro lo schienale del divano, si era goduto lo spettacolo, in un'attesa silenziosa in cui il suo sguardo non aveva abbandonato un secondo il volto del Capitano rosso-oro. Chris se lo era sentito addosso per tutto il tempo, con un'insistenza a cui non era abituato. Non da parte di un ragazzo e, nonostante non avesse alcun problema a stare in mezzo alle due coppiette più chiacchierate del castello – soprattutto quando le chiacchiere venivano alimentate direttamente dalla bocca di Robert –, le sue esperienze erano state solo con ragazze e così voleva che continuasse.
«Hai dieci secondi, poi ti tocca pagare pegno.» da qualche parte nei suoi pensieri si insinuò anche la voce di Downey «Dieci… nove… otto… quattro…»
«Ma come diavolo fai ad essere già a quattro?» domandò, allarmato.
«Ho imparato a contare da un Troll. Ora datti una mossa, Evans.»
Un nome. Ne sarebbe bastato uno a caso per togliersi d'impiccio. Uno a caso per far smettere il count-down del Serpeverde. Uno a caso, fingendo che fosse la verità. Uno a caso, anche se quel nome aveva iniziato a serpeggiargli sulla lingua e carezzargli il palato fin da quando Robert gli aveva posto la domanda.
«Tre.»
Massì.
«Due.»
Uno a caso
«Uno.»
Non lo avrebbe reso vero.
«Stan!» buttò fuori, nell'esatto istante in cui Robert terminava di contare.
Ed era stato divertente vederlo arrossire fin sulla punta delle orecchie, mostrando il dito medio al Serpeverde e poi rabbrividire quando Sebastian si era fatto più vicino, senza che lui lo notasse, proponendogli di farlo anche subito.
Era stato divertente ammirare il sorriso soddisfatto di Robert.
Finché la sua mano non aveva ritrovato la bottiglia e Jude non aveva sentito salirgli un groppo alla gola.
«Hei, Jude, Obbligo o Verità.» gli aveva chiesto qualcuno, riprendendo il gioco.
«Verità…»

E la verità era che non sarebbe mai riuscito ad aiutare Robert.

{ Hospes hostis}
Era passato un anno soltanto.
Dodici mesi.
Trecentosessantacinque giorni.
Ma quando Jude si era diplomato, quando aveva lasciato il Castello, un anno dopo Robert, ed era andato a trovarlo nell'appartamento che aveva preso in affitto a Diagon Alley, era tutto cambiato.
Si era trovato di fronte uno sconosciuto.

La bottiglia di whisky incendiario dondolava in precario equilibrio sul bordo del tavolo, mentre uno sguardo languido lo fissava dal fondo della stanza.
Era grande, così come se l'era immaginata l'inglese. Forse troppo grande per una persona sola e, nonostante la passione di Robert per le grandi feste, la vita mondana e il pazzo divertimento (Jude scommetteva che quella casa aveva ospitato tanti di quei party da far girare la testa), guardarlo in quel momento, seduto al tavolo del salotto, con un sorriso vago sul voto macchiato di barba, circondato da una decina di bottiglie vuote già di prima mattina, gli aveva messo addosso una tristezza immensa.
L'aspetto era rimasto quello dei giorni ad Hogwarts, con i capelli scompigliati che con sfacciataggine sfidavano e vincevano le forze della fisica babbana e gli abiti puliti e stirati che sapevano sempre di buono, sia che fossero abiti di una qualche marca magica o semplici jeans e t-shirt con stampe di un qualche supereroe babbano.
«Se avessi saputo che saresti venuto a trovarmi, avrei chiesto a Consuelo di sistemare.» biascicò Robert, con l'indice che vagava sul bordo di un bicchiere mezzo vuoto, facendolo suonare.
«Consuelo?»
«Il mio Elfo Domestico. Ha un nome troppo complicato, quindi lo chiamo così. A lui piace.»
Jude non ebbe la forza di ribattere o far valere i diritti di un elfo domestico di essere almeno chiamato con il suo nome. Guardava Robert e si chiedeva dove fosse finito il Serpeverde dalla battuta sempre pronta, dagli occhiolini maliziosi e gli incanti dall'orribile pronuncia americaneggiante che, nonostante tutto, riuscivano sempre.
«Se lo avessi saputo, ti avrei evitato il viaggio.»
Trattenne il fiato. Un pugno in faccia sarebbe stato meno doloroso.
Robert gli indicò la porta con un cenno stanco del braccio.
«Quella è la porta. La stessa da cui sei entrato.»
«Robert?»
«Vattene.»
«Ma…»
Jude avanzò verso di lui, cercò con la mano il suo braccio. Robert lo scacciò, scosse il capo e guardò altrove, lontano da lui – lontano da quello che erano stati insieme, in un tempo che era appena dietro l'angolo ma che aveva preferito lasciarsi alle spalle –, verso l'elegante libreria che riempiva una parete intera. I primi giorni, in cui si era trasferito in quell'appartamento, tutto a spese di suo padre, l'aveva riempita dei testi scolastici, di un album fotografico pieno di foto di Jude – e gli piaceva starle a guardare, invitare il suo ricordo a fargli compagnia nel suo salotto – , di libri di legge e vecchi casi del Winzegamot su cui era riuscito a mettere le mani e delle lettere che si scambiava con il Grifondoro. Poi col passare del tempo, gli scaffali si erano svuotati di libri e riempiti di bottiglie vuote lì dimenticate. Col passare del tempo le lettere non erano più state abbastanza e lui si era ritrovato sempre più solo e sempre con un bicchiere pieno tra le dita.
«Vattene, per favore.» lo pregò, negandogli il proprio sguardo e la propria ospitalità.
C'erano stati giorni, al Castello, in cui Jude aveva immaginato come sarebbe stato accolto una volta fuori, nel mondo reale, insieme a Robert. Aveva riso nell'immaginarsi il più grande con un mazzo di rose rosse in una mano, una bottiglia di champagne nell'altra e un anello di fidanzamento in tasca; perché Robert gli aveva promesso che una volta maggiorenni entrambi lo avrebbe sposato e avrebbe fatto di lui una ragazza per bene – per poi venir atterrato con un pugno in faccia da Jude, così che si ricordasse che di femminile non aveva niente.
Si impedì di piangere e guardò con odio le bottiglie che avevano preso il suo posto al fianco dell'ex Serpeverde. Quando chiuse gli occhi, si smaterializzò, scomparendo con il suono di un cuore che si spezza.
E, ancora una volta, Robert si lasciò cadere sul fondo di un bicchiere.

«Mi dispiace, Judesie…»

Note finali: Vediamo di fare un riepilogo dei personaggi e delle casate che frequentano.
Robert Downy Jr: 7° anno; Serpeverde; Prefetto;
Sebastian Stan: 5° anno; Serpeverde; Cercatore della squara di Quidditch;
Mark Ruffalo: 7° anno; Tassorosso;
Jeremy Renner: 6° anno; Tassorosso; Cacciatore della squadra di Quidditch;
Scarlett Joanson: 5° anno; Corvonero; Cercatrice della squadra di Quidditch;
Jude Law: 6° anno; Griffondoro; Cacciatore della squadra di Quidditch;
Tom Hiddleston: 5° anno; Griffondoro; Prefetto; Cacciatore della squadra di Quidditch;
Chris Hemsworth: 5° anno; Griffondoro; Battitore della Squadra di Quidditch;
Chris Evans: 5° anno; Griffondoro; Capitano e Battitore della Squadra di Quidditch;
 
 
Current Mood: restlessrestless
Current Music: Haunted - Evanescence